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    Il Carnevale di Mamoiada: la Sardegna arcaica che resiste al tempo

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    Maschere dei mamuthones e Issohadores

    a cura di Marco Lodi

    Mamoiada (NU) – Nessun carro allegorico, nessuna sfilata in maschera dai colori sgargianti. A Mamoiada, nel cuore della Barbagia, il Carnevale si vive con il passo cadenzato dei Mamuthones, il tintinnio grave dei loro campanacci, e la ritualità misteriosa di una tradizione che affonda le radici in epoche precristiane.

    Una celebrazione che va oltre il folclore
    Quello di Mamoiada non è un semplice carnevale, ma un rito collettivo che ha resistito al tempo. Ogni anno, tra il 17 gennaio (Sant’Antonio Abate) e il martedì grasso, il paese si trasforma in un teatro a cielo aperto dove il sacro e il profano convivono, tra suoni, gesti ripetuti, e simboli ancestrali.

    I protagonisti assoluti sono i Mamuthones e gli Issohadores, due figure maschili che, con ruoli complementari, danno vita a una rappresentazione carica di significati arcaici. I primi sfilano in silenzio, con maschere scure e abiti di pelle, portando sulla schiena campanacci pesanti che scandiscono un ritmo ossessivo e potente. Gli Issohadores, più leggeri e dinamici, vestono di bianco e rosso, e impugnano la “soha”, una fune che utilizzano per “catturare” simbolicamente gli spettatori, in un gesto propiziatorio legato alla fertilità e alla buona sorte.

    Un rituale che parla di identità
    Secondo molti studiosi, il Carnevale di Mamoiada conserva elementi di antichi culti agrari, legati al ciclo delle stagioni e al rinnovamento della comunità. Non è dunque un caso che il primo atto della celebrazione coincida con i fuochi di Sant’Antonio, tradizionale rito di purificazione e passaggio.

    Il corteo dei Mamuthones e Issohadores non ha mai subito vere trasformazioni nel corso del tempo: nessuna spettacolarizzazione, nessuna concessione al turismo di massa. La comunità di Mamoiada ne custodisce gelosamente l’autenticità, trasmettendo la tradizione di generazione in generazione.

    Una festa per chi cerca l’essenza
    Ogni anno, migliaia di visitatori arrivano da tutta Italia e dall’estero per assistere al Carnevale. Ma chi arriva a Mamoiada con l’idea di un evento folcloristico nel senso più commerciale del termine, si trova spiazzato. Qui, la festa ha il volto serio delle maschere, il peso reale dei campanacci, e l’odore acre del fuoco e del vino rosso.
    È una celebrazione che invita al rispetto e all’ascolto. E forse proprio per questo continua a esercitare un fascino unico: quello di un mondo arcaico che, per qualche giorno all’anno, torna a imporsi nel presente.


    Bibliografia

    • Atzeni, GiovanniIl Carnevale di Mamoiada: Mamuthones e Issohadores. Edizioni Ilisso, Nuoro, 2000. Un volume ricco di fotografie e analisi antropologiche, dedicato interamente alla storia e al simbolismo delle maschere di Mamoiada.
    • Dettori, AntonelloRiti e maschere della Sardegna. Edizioni Condaghes, Cagliari, 2010. Contesto ampio sul carnevale sardo, con sezioni dedicate ai Mamuthones e Issohadores.
    • Paolo Piquereddu (a cura di)Le maschere mediterranee: Antropologia, riti e culture del travestimento. Cuec Editrice, 2006. Analisi comparativa tra maschere sarde e altre tradizioni del bacino del Mediterraneo.
    • Franco FresiMaschere tradizionali della Sardegna. Newton Compton Editori, 1998.
      Approccio divulgativo con illustrazioni e curiosità sulle principali maschere isolane, Mamuthones inclusi.

    Articoli accademici e saggi

    • Giovanni Kezich, “Il Carnevale come rito di passaggio”, in La Ricerca Folklorica, n. 36, 1997.
      Riflessione sui carnevali tradizionali come riti iniziatici. Alcuni riferimenti al caso sardo.
    • Michelangelo Pira, “Sopravvivenze pagane nei carnevali barbaricini”, in Archivio Storico Sardo, 1962.
      Studio classico sull’origine precristiana dei carnevali della Barbagia.

    Siti Web e Fonti Online


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