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    Quei Giorni di Pola: La Strage di Vergarolla e la Memoria del Confine Orientale

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    Fonte: Sky Tg24

    a cura redazione BLOG Giano Public History

    introduzione

    Il 18 agosto 1946, sulla spiaggia di Vergarolla nell’enclave di Pola, si verificò la più grave tragedia dell’Italia del dopoguerra: l’esplosione improvvisa di un imponente arsenale di mine subacquee ritenute disattivate, che causò la morte accertata di 65 persone (in gran parte bambini) e oltre un centinaio di feriti e mutilati.
    A partire dall’analisi storiografica presentata nel saggio del professor Giuseppe Barbalace (Giano, n. 7 scarica l’articolo formato PDF), questo articolo rilegge gli avvenimenti di Pola attraverso la lente metodologica della Public History: dall’intreccio geopolitico della Guerra Fredda alle dinamiche dell’esodo giuliano-dalmata, fino al valore etico e sociale della ricostruzione storica collettiva.

    Il contesto geopolitico: L’enclave di Pola e la “Libertà Vigilata”

    Nell’agosto del 1946, l’enclave di Pola rappresentava l’unica porzione dell’Istria situata al di fuori del controllo diretto della Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia gestita dal maresciallo Josip Broz Tito. La città si trovava in una condizione transitoria sotto l’amministrazione militare inglese (Allied Military Government), una parentesi di “libertà vigilata” destinata a concludersi il 15 settembre 1947 con l’entrata in vigore dei Trattati di Pace di Parigi e la definitiva cessione della città alla Jugoslavia.

    La situazione nella Venezia Giulia era caratterizzata da una profonda tensione diplomatica ed etnica. Già nell’ottobre 1944 a Bari, Palmiro Togliatti e la dirigenza del Partito Comunista Italiano (PCI) avevano incontrato i vertici del Partito Comunista Jugoslavo (Pcj), avallando la supremazia militare e politica della Resistenza jugoslava nella regione. Questo accordo subordinate le formazioni partigiane italiane (come la Brigata Garibaldi-Friuli) ai comandi del IX Corpus jugoslavo, determinando una frattura insanabile con le componenti autonome e cattoliche della Resistenza (esemplificata dall’eccidio delle Malghe di Porzûs nel febbraio 1945).

    L’eccidio di Vergarolla (18 agosto 1946)

    Quella domenica d’agosto, la popolazione di Pola si era riversata sulla spiaggia di Vergarolla per assistere alle tradizionali gare di nuoto organizzate dalla società sportiva Pietas Julia. Sulla battigia giacevano ammucchiate 28 mine subacquee antisommergibile abbandonate dai tedeschi in ritirata. Trattenute dalla Jugoslavia come “bottino di guerra”, le mine erano state private delle spolette e ritenute ormai inerti e innocue.

    Alle ore 14:15 una terribile deflagrazione travolse la folla dei bagnanti. Il bilancio fu devastante: 65 morti accertati, decine di corpi irriconoscibili e oltre 25 feriti gravi. Fu il terzo e più sanguinoso episodio legato ad armamenti abbandonati nell’area di Pola.

    «È davvero un incidente oppure un orribile attentato? Possono ventotto mine, disattivate, scoppiare da sole o per qualche imprudenza commessa nelle vicinanze? I tecnici insegnano che, per provocare uno scoppio, è necessario reintrodurre un detonatore, operazione che non è certo alla portata di bagnanti riuniti sulla spiaggia
    — Corrado Belci (citato in G. Barbalace, p. 38)

    Inchieste, Servizi Segreti e l’Ombra dell’OZNA

    L’indagine della Corte militare d’inchiesta britannica (guidata dal generale D. M. Erskine) concluse che gli ordigni erano stati deliberatamente fatti esplodere da persone sconosciute. Tuttavia, l’inchiesta si fermò alla superficie senza individuare i colpevoli.

    I documenti d’archivio britannici e dell’intelligence italiana (analizzati negli studi di Gaetano Dato nel fondo Sabotage in Pola) hanno rivelato il ruolo del servizio segreto jugoslavo (OZNA): la strage rientrava in una strategia voluta per provocare il terrore, accelerare l’abbandono di Pola da parte della popolazione italiana e dimostrare l’incapacità degli Alleati di garantire la sicurezza.

    La testimonianza di umanità: Il Dottor Geppino Micheletti
    Simbolo della tragedia fu il chirurgo dell’Ospedale Civile di Pola, il Dott. Geppino Michelettiite:. Pur avendo appreso che nell’esplosione erano morti i suoi due unici figli piccoli, il medico operò senza sosta per oltre 24 ore i feriti dell’eccidio. Negli anni del dopoguerra, trasferitosi a Narni, portò sempre nel taschino della giacca un calzino del figlio, ripetendo: «Così possiamo camminare insieme».

    Vergarolla e la prospettiva della Public History

    Perché la strage di Vergarolla rappresenta un caso di studio paradigmatico per la Public History? La risposta risiede nel modo in cui questo evento è stato trattato, rimosso e successivamente rielaborato nella memoria collettiva nazionale e regionale:

    • L’Oblio Istituzionale e la Memoria Mutilata: Per decenni, le esigenze della politica estera nell’ambito dei blocchi contrapposti e la necessità di mantenere saldi i rapporti con la Jugoslavia titoista (dissidente da Stalin dal 1948) hanno steso un velo di silenzio sulla strage di Vergarolla. La Public History si propone di decostruire questi oblii di Stato restitutendo centralità ai fatti documentati.
    • Dalla Memoria Divisa alla Storiografia Scientifica: L’esodo di oltre ventottomila residenti italiani da Pola fu accompagnato da una frattura delle memorie. L’approccio di Public History rigetta l’uso politico o strumentale del passato, promuovendo il dialogo tra i documenti d’archivio (come le carte dell’intelligence e i verbali delle corti d’inchiesta) e le testimonianze orali dei sopravvissuti e dei profughi.
    • Divulgazione e Luoghi della Memoria: La valorizzazione di figure esemplari come il Dott. Micheletti o l’analisi dei percorsi esodali lungo la via Aurelia e le comunità giuliano-dalmate in Italia rappresenta un fondamentale ponte formativo per le giovani generazioni e la cittadinanza attiva.

    Riferimenti Bibliografici e Fonti Documentarie

    Fonti Primarie e Saggio di Riferimento

    Barbalace, Giuseppe (2021). Quei giorni di Pola. La strage di Vergarolla (18 agosto 1946), in «Giano», n. 7, pp. 36-40 scarica l’articolo formato PDF
    Fondo Sabotage in Pola, documenti originali dei servizi segreti dell’intelligence conservati negli archivi di Londra (consultati e citati da G. Dato).

    Bibliografia di Approfondimento

    Belci, Corrado (2018). Quei giorni di Pola. Ricordo di un esodo, Gorizia, Editrice Goriziana (2ª ed.).
    Dato, Gaetano (2014). Vergarolla 18 agosto 1946. Gli enigmi di una strage tra conflitto mondiale e guerra fredda, Gorizia, Editrice Goriziana.
    Karlsen, Patrick (2018). Frontiera Rossa. Il PCI e la frontiera orientale 1943-1954, Gorizia, Editrice Goriziana.
    Pupo, Raoul (2021). Il lungo esodo. Istria: le persecuzioni, le foibe, l’esilio, Milano, Rizzoli.
    Pupo, Raoul (2021). Mostra virtuale A ferro e fuoco. L’occupazione italiana della Jugoslavia 1941-1943 (consultabile su occupazioneitalianajugoslavia41-43.it)


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