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    Home Roma. Dal 25 luglio 1943 al 4 giugno 1944

      9 settembre 1943: Monte Rotondo e l’attacco al Palazzo degli Orsini. Una rilettura di public history

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      a cura redazione BLOG Giano PH

      Una rilettura di public history

      Il 9 settembre 1943 rappresenta uno snodo cruciale nella storia italiana del secondo conflitto mondiale. All’indomani dell’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre, le forze armate tedesche attivarono rapidamente il piano di occupazione della penisola (Operazione Achse), mirando ai principali centri di comando e comunicazione italiani. Tra questi obiettivi vi fu il Palazzo degli Orsini di Monte Rotondo, sede del Comando del Regio Esercito.

      Il contesto militare e politico

      L’annuncio dell’armistizio, diffuso dal generale Pietro Badoglio l’8 settembre 1943, colse impreparate molte unità italiane. La dissoluzione delle catene di comando e la mancanza di direttive chiare facilitarono l’iniziativa tedesca. In questo quadro, circa 800 paracadutisti tedeschi tentarono di occupare il palazzo di Monte Rotondo, punto nevralgico per il coordinamento del Regio Esercito.

      L’azione si inseriva nella più ampia strategia di controllo dei nodi istituzionali italiani, funzionale alla neutralizzazione di possibili resistenze e alla cattura di alti ufficiali. Tuttavia, a Monte Rotondo si registrò una reazione significativa da parte dei reparti italiani presenti.

      La battaglia di Monte Rotondo

      Gli scontri del 9 settembre furono violenti. Le truppe italiane, pur in condizioni di incertezza e inferiorità organizzativa, opposero resistenza all’assalto tedesco. Il bilancio fu pesante: settanta caduti italiani.

      Tra questi si distinsero due figure emblematiche:

      • Vittorio Premoli, militare del 157° Reggimento motorizzato, caduto in combattimento e successivamente decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare per il coraggio dimostrato durante la difesa del palazzo.
        • Durante l’attacco su Monterotondo, porta munizioni di un gruppo mitragliatori, vistisi cadere attorno colpiti a morte da raffiche di mitra a bruciapelo il caposquadra, il portarme e un fornitore e per quanto ferito egli stesso ad una spalla, afferrato il mitragliatore di uno dei caduti, balzava dietro un riparo e faceva fuoco sui nemici abbattendone diversi. Rimasto solo, accerchiato, ferito due volte balzava nuovamente in piedi ed afferrata l’arma per la canna si faceva largo tra gli assalitori abbattendone altri. Approfittando di questo fatto e benché ferito per la quarta volta, riusciva a raggiungere la compagnia che nel frattempo era venuta avanti. Medicato sommariamente sul campo delle sue quattro ferite, di cui tre gravi, non emetteva un lamento. Ricoverato all’ospedale, rimessosi grazie alla sua eccezionale costituzione fisica, dopo più di due mesi di dolorosi interventi chirurgici che non riuscivano però a salvargli il libero uso del braccio, veniva preso dai tedeschi per essere trasportato al Nord. Con forza d’animo veramente eccezionale, sebbene ancora con le ferite non rimarginate, si lanciava dall’autombulanza in corsa e si dava alla macchia. – Monterotondo (Roma), 9-10 settembre 1943 – gennaio 1944.
      • Giuseppe Cannata, carabiniere e capo servizio presso il posto di blocco di Villa Frontone, che perse la vita nel tentativo di contrastare l’avanzata delle forze tedesche. Decorato di Medaglia d’Argento al valore militare.

      La resistenza di Monte Rotondo rappresenta uno dei primi episodi di opposizione armata italiana contro l’ex alleato tedesco dopo l’armistizio, anticipando dinamiche che si sarebbero sviluppate nei mesi successivi nella guerra di liberazione.

      Public history e memoria locale

      L’episodio di Monte Rotondo offre un caso di studio significativo per la public history. La dimensione locale consente di osservare come la memoria della guerra venga costruita attraverso monumenti, commemorazioni civiche e narrazioni familiari.

      La valorizzazione di figure come Premoli e Cannata non risponde soltanto a un’esigenza celebrativa, ma contribuisce alla costruzione di un’identità civica fondata sulla resistenza e sul sacrificio. In questo senso, la microstoria locale dialoga con la macro-narrazione nazionale della transizione dall’alleanza con la Germania nazista alla partecipazione alla lotta di liberazione.

      L’analisi pubblica di questi eventi solleva inoltre questioni metodologiche:

      • Qual è il rapporto tra memoria pubblica e ricerca archivistica?
      • In che modo la narrazione locale si integra o si discosta dalla storiografia nazionale?
      • Come vengono selezionati e rappresentati gli “eroi” nella costruzione del discorso pubblico?

      Conclusioni

      Il 9 settembre 1943 a Monte Rotondo non fu soltanto uno scontro militare, ma un momento simbolico di frattura. La difesa del Palazzo degli Orsini testimonia la complessità della transizione italiana dopo l’armistizio: tra disorientamento, fedeltà istituzionale e primi segnali di resistenza.

      Per la public history, episodi come questo rappresentano laboratori privilegiati in cui osservare l’intreccio tra storia, memoria e identità collettiva. La ricostruzione critica degli eventi, fondata su fonti documentarie e confronto storiografico, permette di superare la dimensione meramente celebrativa per restituire profondità e pluralità alla memoria del conflitto.


      Bibliografia essenziale

      • Claudio Pavone, Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza, Torino, Bollati Boringhieri, 1991.
      • Renzo De Felice, Rosso e nero, Milano, Baldini & Castoldi, 1995.
      • Gerhard Schreiber, I militari italiani internati nei campi di concentramento del Terzo Reich 1943-1945, Roma, Ufficio Storico SME, 1992.
      • Aldo Agosti, La guerra civile in Italia 1943-1945, Roma-Bari, Laterza, 1999.
      • Filippo Focardi, Il cattivo tedesco e il bravo italiano, Roma-Bari, Laterza, 2013.

      (Per un approfondimento specifico sull’episodio di Monte Rotondo si rimanda alla documentazione dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito e agli archivi comunali locali.)


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