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    Home Storia dell'Europa orientale

      I massacri di Volinia e Galizia orientale (1943–1945). Storia, memoria e controversie di una tragedia dimenticata.

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      Civili polacchi vittime del massacro del 26 marzo 1943 commesso nel villaggio di Lipniki dall'Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), coadiuvato da semplici contadini ucraini (Fonte Wikipedia)

      a cura redazione BLOG Giano PH

      Contesto storico

      Durante la Seconda Guerra Mondiale, i territori della Volinia e della Galizia orientale, oggi parte dell’Ucraina occidentale, erano caratterizzati da una complessa composizione etnica: popolazioni ucraine, polacche, ebraiche e altre minoranze convivevano da secoli, spesso in condizioni di tensione.

      Con lo scoppio della guerra e la successiva occupazione nazista e sovietica, le tensioni si esasperarono. L’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), nato per lottare per l’indipendenza nazionale ucraina, considerava la presenza polacca nei territori contesi un ostacolo all’idea di uno Stato ucraino unitario.

      La dinamica dei massacri

      Tra il 1943 e il 1945, l’UPA avviò una campagna di pulizia etnica contro la popolazione polacca di Volinia e Galizia orientale. Gli obiettivi principali erano:

      • Espellere o eliminare i polacchi dal territorio per creare un’area etnicamente ucraina.
      • Contrapporsi agli insediamenti polacchi e ai movimenti armati polacchi che a loro volta rispondevano con azioni simili contro gli ucraini.

      I massacri coinvolsero villaggi interi, con uccisioni di massa di civili, tra cui donne, bambini e anziani. Le modalità furono particolarmente brutali: incendi, esecuzioni sommarie e violenze di ogni tipo.

      Stime sulle vittime

      Le stime sul numero delle vittime polacche variano:

      • Secondo storici polacchi, le vittime sarebbero tra 50.000 e 100.000 civili.
      • Altri studi, anche ucraini e internazionali, indicano numeri più contenuti, ma comunque significativi (circa 30.000–60.000 morti).

      Parallelamente, gruppi armati polacchi reagirono con azioni di rappresaglia, causando vittime tra la popolazione ucraina civile.

      Reazioni e memoria storica

      • In Polonia, i massacri sono considerati un genocidio, con commemorazioni ufficiali e riconoscimenti parlamentari. Sono visti come un trauma nazionale ancora vivo nella memoria collettiva.
      • In Ucraina occidentale, la narrazione dominante storicizza l’UPA come combattente per la libertà nazionale, e le violenze di Volinia vengono in alcuni casi negate o minimizzate, anche se recentemente si sono avviati alcuni processi di riflessione critica.
      • In ambito internazionale, i massacri di Volinia sono studiati come esempio tragico di conflitto etnico, pulizia etnica e guerra civile.

      Importanza storica e politica

      I massacri di Volinia e Galizia orientale restano uno degli episodi più dolorosi e controversi della storia dell’Europa orientale del Novecento. Essi hanno influenzato pesantemente i rapporti tra Ucraina e Polonia, anche nella fase post-sovietica, complicando i tentativi di collaborazione politica e culturale.

      Il confronto su questi eventi è ancora oggi parte integrante del dibattito sulle responsabilità storiche, sulla memoria nazionale e sul ruolo dei nazionalismi nel secolo scorso.


      Bibliografia essenziale (in italiano)

      1. Norman Davies, Cuore d’Europa: la storia della Polonia, Mondadori, 2006.
        – Capitoli dedicati ai massacri di Volinia e ai rapporti polacco-ucraini.
      2. Grzegorz Motyka, Ukrainska partyzantka 1942–1960 (estratti tradotti in italiano su riviste storiche).
        – Studio approfondito sull’UPA e il conflitto con la popolazione polacca.
      3. Andrzej Chojnowski e Rafał Lemkin, Il genocidio di Volinia, Edizioni Asterisco, 2008.
        – Ricostruzione dettagliata degli eventi e delle vittime.
      4. Marta Kurkowska-Budzan, Memorie e identità: il conflitto ucraino-polacco nella memoria collettiva, in Storia e memoria, 2015.
        – Analisi del processo di memoria e narrazione nei due Paesi.

      Altre fonti
      (https://www.vietatoparlare.it/volinia-la-memoria-negata-il-genocidio-dei-polacchi-e-le-tensioni-tra-ucraina-e-polonia/

      Il 9 febbraio 1943, il villaggio di Parośla fu teatro del primo massacro di massa perpetrato dall’UPA. I militanti, guidati da Hryhorij Perehijniak, entrarono nel villaggio travestiti da partigiani sovietici e, dopo aver ricevuto ospitalità dagli abitanti, iniziarono a massacrare brutalmente i civili. Le vittime furono tra le 149 e le 173, uccise con armi da taglio in un atto di violenza che segnò l’inizio di una serie di massacri che avrebbero devastato l’intera regione.

      Si stima che tra i 100.000 e i 130.000 polacchi furono uccisi in modo sistematico, con metodi estremamente crudeli: intere famiglie vennero sterminate, villaggi rasi al suolo e chiese incendiate con i fedeli all’interno. Le atrocità commesse non furono il risultato di azioni spontanee, ma di una strategia pianificata dai vertici nazionalisti ucraini.



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