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      Il ruolo delle donne ucraine durante la Seconda Guerra Mondiale

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      Polina Vladimirovna Gelman (seduta a destra), un pilota ebreo nell'Armata Rossa sovietica. Nella foto: Gelman con compagni nel suo battaglione. Fotografato nel 1944. (Fonte:https://www.infocenters.co.il/gfh/notebook_ext.asp?book=8946&lang=eng&site=gfh)

      a cura redazione BLOG Giano PH

      Durante la Seconda Guerra Mondiale, le donne ucraine svolsero un ruolo cruciale e multiforme, spesso trascurato nella storiografia tradizionale. Parte integrante della popolazione civile e delle forze combattenti, le donne in Ucraina si trovarono a vivere in uno dei teatri di guerra più devastati del conflitto, subendo atrocità, ma anche partecipando attivamente alla resistenza, alla sopravvivenza quotidiana e, in alcuni casi, alla lotta armata. L’Ucraina fu al centro di battaglie feroci tra la Germania nazista e l’Unione Sovietica, con milioni di morti e una popolazione civile coinvolta direttamente nelle ostilità.

      Contesto storico

      All’inizio della guerra, l’Ucraina era divisa tra l’Unione Sovietica e la Polonia, ma dopo il patto Molotov-Ribbentrop del 1939, tutta la parte occidentale del paese venne annessa all’URSS. Nel 1941, l’invasione tedesca dell’Unione Sovietica (Operazione Barbarossa) portò l’Ucraina a essere rapidamente occupata dalle truppe del Terzo Reich. Il paese divenne un campo di battaglia strategico, in cui il controllo del territorio significava il dominio su risorse agricole e industriali vitali per l’economia bellica.

      Donne nella resistenza e nei movimenti partigiani

      Le donne ucraine parteciparono in maniera significativa ai movimenti di resistenza contro l’occupazione nazista. Molte si unirono ai partigiani sovietici, operando come messaggere, sabotatrici, infermiere, e, in alcuni casi, combattenti armate. La figura della donna partigiana fu centrale nell’organizzazione della resistenza clandestina. Le partigiane svolgevano operazioni di sabotaggio, raccoglievano informazioni sull’esercito tedesco e contribuivano alla logistica delle truppe.

      Anche nell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN) e nell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), le donne avevano ruoli fondamentali. In particolare, partecipavano alla trasmissione di messaggi, alla propaganda, alla cura dei feriti, e occasionalmente prendevano parte agli scontri armati. Tuttavia, il ruolo delle donne nell’UPA fu meno riconosciuto ufficialmente rispetto a quello nelle formazioni sovietiche.

      Ruolo nelle forze armate sovietiche

      Molte donne ucraine furono arruolate nell’Armata Rossa. Combatterono al fronte come medici, infermiere, operatrici radio, tiratrici scelte (cecchine), piloti e persino comandanti. Alcune si distinsero per il loro coraggio e ricevettero decorazioni al valore. È il caso, ad esempio, di Maria Shkarletova, infermiera che salvò decine di feriti sotto il fuoco nemico e fu decorata con il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica.

      Vita quotidiana sotto l’occupazione

      Durante l’occupazione tedesca, la vita delle donne ucraine fu segnata dalla fame, dal lavoro forzato e dalla repressione. Molte furono deportate in Germania come Ostarbeiter — lavoratrici forzate — e impiegate in fabbriche e aziende agricole in condizioni disumane. Le donne rimaste in Ucraina spesso divennero capofamiglia, dovendo provvedere alla sopravvivenza dei figli e degli anziani in un contesto di devastazione totale.

      Le donne ebree ucraine furono tra le prime vittime dell’Olocausto. Molte vennero assassinate in massa nei pogrom o nei massacri orchestrati dai nazisti, come quello di Babij Jar, vicino a Kiev, dove nell’arco di due giorni furono uccise oltre 33.000 persone, molte delle quali donne e bambini.

      Dopo la guerra: memoria e riconoscimento

      Il contributo delle donne ucraine alla vittoria contro il nazifascismo fu in gran parte oscurato dalla narrativa ufficiale sovietica, che tendeva a minimizzare il ruolo delle donne, soprattutto se non inquadrate nell’Armata Rossa. Solo negli ultimi decenni, grazie alla storiografia femminista e post-sovietica, si è cominciato a recuperare e documentare in modo più completo il contributo delle donne ucraine.

      Molte veterane hanno raccontato le loro esperienze solo in tarda età, e alcune testimonianze sono raccolte in archivi orali e pubblicazioni recenti. La memoria del loro sacrificio è oggi oggetto di un rinnovato interesse sia in Ucraina che nella diaspora.

      Conclusione

      Le donne ucraine durante la Seconda Guerra Mondiale furono vittime e protagoniste allo stesso tempo. Il loro ruolo fu essenziale per la resistenza, il sostegno delle famiglie e la sopravvivenza quotidiana. La riscoperta delle loro storie contribuisce oggi a una visione più completa e sfaccettata del conflitto, in cui anche il coraggio silenzioso e la resilienza delle donne meritano di essere ricordati e celebrati.


      Testimonianza di Olena H. – Kiev, 1941 (da La guerra non ha un volto di donna)
      “Eravamo in fila vicino alla stazione. Io, mia sorella e nostra madre. Avevamo solo una valigia con del pane nero e due camicie. Poi ci hanno separati: gli uomini da una parte, le donne e i bambini dall’altra. Un soldato tedesco mi ha guardata, mi ha detto qualcosa in tedesco e mi ha spinta via. Non ho più rivisto mio padre.”

      Testimonianza anonima – Partigiana dell’Ucraina occidentale (da archivio dell’Istituto della Memoria Nazionale Ucraina, citata in articoli tradotti)
      “Portavo messaggi nascosti nei vestiti. Avevo 18 anni. A volte camminavo due giorni tra le montagne. Se mi avessero scoperta, mi avrebbero torturata o impiccata. Ma io non avevo paura. Solo la notte, quando mi fermavo e sentivo i lupi, tremavo.”

      Lettera di Maria T., 22 anni, deportata in Germania da Vinnicja (da Lettere di donne sovietiche nella Seconda Guerra Mondiale)
      “Cara sorella, sono viva, ma non so per quanto. Dormiamo in una stalla con altre ragazze ucraine. Ci fanno lavorare 14 ore nei campi, ci danno solo patate marce. Una delle nostre è morta ieri. Le abbiamo cantato una canzone della nostra infanzia prima che la portassero via.”

      Testimonianza di Nina D., cecchina dell’Armata Rossa, nativa di Poltava (da La guerra non ha un volto di donna)
      “Uccidevo da lontano. Non li vedevo in faccia. Ma quando ho sparato al mio primo tedesco, ho vomitato. Poi ho pensato: o lui o me. Sono diventata fredda, precisa. Non mi truccavo più. Non ero più una ragazza, ero una macchina. Ma di notte piangevo.”

      Testimonianza di Raisa S., infermiera al fronte (da La guerra non ha un volto di donna)
      “Avevamo solo garze vecchie e acqua salata. I soldati morivano gridando ‘mamma’. Una volta ho trovato un ragazzo con la gamba distrutta. Gli ho cantato una canzone ucraina mentre lo medicavo. Mi ha sorriso. È morto poco dopo. Non ho mai dimenticato quel sorriso.”

      Testimonianza di Luba F., sopravvissuta al massacro di Babij Jar (intervista al Museo della Memoria di Kiev)
      “Avevo sette anni. Mia madre ha capito che ci avrebbero uccisi. Mi ha spinta via e ha detto: ‘Corri!’. Io ho corso e mi sono nascosta sotto un carretto. Ho sentito gli spari. Non ho più rivisto nessuno della mia famiglia.”

      Testimonianza di Halyna K., vedova contadina, regione di Ternopil (raccolta orale ucraina tradotta in studi italiani)
      “Durante l’occupazione, i soldati venivano e prendevano tutto: grano, galline, latte. Noi nascondevamo il pane nei materassi. Una volta ci hanno minacciato con il fuoco. Mio figlio era piccolo, piangeva. Ho detto: ‘Bruciate me, ma non lui’. Sono andati via.”

      Figure militari e memorie personali

      Yevdokiya Zavaly (nata nel 1924, unica donna comandante di plotone dei marines sovietici)
      • All’età di 17 anni si arruolò volontaria nell’Armata Rossa, inizialmente come infermiera.
      • In seguito combatté in incognito come uomo (le sue carte indicavano “Yevdokim”) per ben otto mesi, incluso nella brigata paracadutisti. Solo dopo essere stata ferita si scoprì che era una donna.
      • Divenne ufficiale e guidò un plotone nell’assalto di Sevastopol, Balaklava, Kerch, e prese parte a sbarco in Romania e Bulgaria.
      • Tra le sue imprese, il sequestro di un bunker tedesco tramite le fogne di Budapest: catturò un generale, evento considerato umiliante per i tedeschi.

      Polina Vladimirovna Gelman (nata nel 1919 a Berdyčiv, ebrea ucraina)
      • Arruolata nel 588º Reggimento di bombardamento notturno – conosciuto come “Night Witches”, esclusivamente femminile.
      • Pur essendo troppo bassa per volare da pilotessa, divenne navigatrice, completando 860 missioni per la liberazione dell’Ucraina.
      • Si distinse salvando l’equipaggio di un aereo danneggiato, usando armi di bordo per respingere l’esercito tedesco fino al decollo all’alba successiva.
      • Decorata con il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica nel 1946.

      Larissa Zaleska‑Onyshkevych
      • Bambina rifugiata che documentò la guerra attraverso i suoi occhi: la sua vita fu descritta nel libro-autobiografia Bombs, Borders, and Two Right Shoes. World War II through the Eyes of a Ukrainian Child Refugee Survivor.

      Civili: resistenza quotidiana e ricordi

      Meno a lungo termine nei documenti storici, ma altrettanto significative:
      Hava Vladimirovna Volovich (1916–2000): attrice, scrittrice e sopravvissuta ai Gulag. Le sue memorie in carta e penna, raccolte in Till My Tale Is Told, sono paragonate per intensità a quelle di Anne Frank.

      Approfondimenti metodologici
      • L’approccio narrativo di Svetlana Alexievich, premio Nobel per la Letteratura, ha dato voce a storie di guerra (inclusa la Seconda Guerra Mondiale) con interviste a donne comuni, costruendo un genere letterario basato su testimonianze dirette e ricordi emotivi.


      Bibliografia

      Testi generali con riferimenti alle donne sovietiche e ucraine

      • Svetlana Aleksievič, La guerra non ha un volto di donna, Bompiani, 2015.
        – Testimonianze di donne sovietiche che parteciparono alla guerra, molte delle quali ucraine. Premio Nobel per la Letteratura.
      • Anna Krylova, Le donne sovietiche al fronte. Violenza e genere nella Seconda guerra mondiale, Viella, 2022.
        – Studio fondamentale sul ruolo delle donne nell’Armata Rossa. Include casi ucraini.
      • Elena Dundovich, Francesca Gori (a cura di), Donne, rivoluzione e guerra: percorsi femminili nel Novecento russo e sovietico, Carocci, 2007.
        – Saggio collettaneo che affronta le esperienze delle donne nel contesto bellico e politico sovietico.
      • Oksana Kis, Donne ucraine nella Seconda guerra mondiale (in articoli accademici pubblicati su riviste italiane di slavistica e studi di genere).
        – Alcuni contributi dell’autrice sono disponibili in italiano su riviste specializzate (es. Ricerche di Storia Politica o Slavia).

      Saggi storici e accademici italiani

      • Andrea Graziosi, L’URSS di Lenin e Stalin. Storia dell’Unione Sovietica 1914–1945, Il Mulino, 2007.
        – Testo fondamentale per il contesto storico, contiene riferimenti alle dinamiche sociali e di genere.
      • Luciano Canfora, La Seconda Guerra Mondiale. La guerra civile europea, Laterza, 2009.
        – Contesto generale, utile per collocare le vicende ucraine nel quadro europeo.
      • Marta Verginella, Storia delle donne in tempo di guerra, Laterza, 2011.
        – Analisi ampia del ruolo delle donne nei conflitti, con riferimenti anche all’Europa orientale.

      Memorie e narrativa basata su fatti storici

      • Tat’jana Tichonova, Lettere di donne sovietiche nella Seconda guerra mondiale, Edizioni Clichy, 2019.
        – Raccolta di lettere, in parte scritte da donne ucraine, che raccontano la vita durante la guerra.
      • Marta Craveri, Claudia Gnocchi (a cura di), Olocausto e memoria in URSS. Testimonianze, racconti, immagini, Donzelli, 2016.
        – Il volume contiene anche testimonianze femminili dall’Ucraina, relative alle persecuzioni naziste.

      Risorse aggiuntive

      • Riviste accademiche italiane:
        Riviste come Ricerche di Storia Politica, Storia e problemi contemporanei, Slavia o Studi Slavistici hanno pubblicato articoli su donne, guerra e Ucraina.
      • Tesi universitarie italiane:
        Alcune tesi italiane (accessibili tramite biblioteche digitali universitarie) approfondiscono il ruolo delle donne nei movimenti partigiani ucraini o nella memoria storica post-sovietica.


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