“Voci dalla Storia” è un progetto di podcast e Public History che restituisce voce e presenza alle donne decorate con la Medaglia d’Oro al Valor Militare, protagoniste straordinarie – e troppo spesso dimenticate – del nostro passato.
Attraverso lo strumento delle “interviste impossibili”, il podcast dà vita a un dialogo diretto con loro. Ogni puntata intreccia rigore scientifico e forza narrativa, riattivando la memoria storica a partire da fonti d’archivio, diari, lettere e documenti ufficiali. Un viaggio sonoro per riscoprire chi ha scritto la storia d’Italia. Il podcast è provvisto di sottotitoli.
Le origini borghesi e la rottura dello stereotipo
Carla Capponi nasce a Roma il 7 dicembre 1918 in una famiglia della borghesia intellettuale: il padre, Giuseppe, è ingegnere, mentre la madre è Maria Tamburri. Dopo il diploma al prestigioso Liceo Classico “Ennio Quirino Visconti”, Carla si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza.
Il crollo dello Stato fascista l’8 settembre 1943 la proietta immediatamente nella storia. Durante la tragica e disperata difesa di Roma a Porta San Paolo, Carla si schiera con i civili, soccorrendo i feriti e riuscendo a trarre in salvo un carrista italiano sotto il fuoco tedesco.
In breve tempo, la sua casa signorile a Palazzo Roccagiovine, affacciata sul Foro Traiano, si trasforma nel cuore pulsante del PCI clandestino: un deposito di armi, centro stampa e rifugio per i perseguitati. Ma per Carla il ruolo di assistente e organizzatrice – tradizionalmente assegnato alle donne – è troppo stretto. Decide di abbandonare la sicurezza della propria classe sociale e di entrare in totale clandestinità.
Foto e documenti di Carla CAPPONI (Fonte La rete e Archivi di Stato)
Le ragazze dei GAP e la conquista delle armi
Inquadrata nei GAP centrali (Gruppi di Azione Patriottica) dipendenti dal comando di Carlo Salinari (“Spartaco”), Antonello Trombadori e Franco Calamandrei, Carla assume il nome di battaglia “Elena”. Insieme a Marisa Musu, Lucia Ottobrini e Maria Teresa Regard, costituisce il nucleo delle leggendarie “ragazze dei GAP romani”.
Per imporre la propria parità sul campo di battaglia di fronte a un comando inizialmente riluttante a veder combattere le donne, “Elena” compie un gesto di audacia solitaria: sale su un autobus affollato e, con mossa fulminea, sottrae la pistola d’ordinanza a un milite della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR). Da quel momento è una gappista a tutti gli effetti. Il 9 marzo 1944, in via Claudia, dà prova della sua determinazione dando fuoco da sola a un camion tedesco carico di fusti di benzina, un’azione che la costringe a tingersi i capelli di nero per sfuggire alle descrizioni dei delatori
Il 23 marzo 1944: Via Rasella e il peso della memoria
Il nome di Carla Capponi è indissolubilmente legato all’azione di Via Rasella, l’attacco partigiano urbano più clamoroso d’Europa. Il 23 marzo 1944, “Elena” copre l’azione del compagno di lotta e di vita Rosario Bentivegna (“Paolo”). Travestito da spazzino, Bentivegna traina un carretto della nettezza urbana contenente una bomba ad alto potenziale, posizionandola lungo il tragitto dell’11° Compagnia del III Battaglione del Polizei Regiment Bozen.
L’esplosione e il successivo assalto a bombe a mano provocano la morte immediata di 32 militari tedeschi (un altro morirà in ospedale) e di due civili italiani rimasti tragicamente intrappolati nel fuoco incrociato. La rappresaglia nazista, ordinata da Hitler e coordinata dal colonnello Herbert Kappler, scatta feroce nelle 24 ore successive: il massacro delle Fosse Ardeatine, dove vengono giustiziati 335 prigionieri politici ed ebrei.
Sotto il profilo della Public History, Via Rasella è stata per decenni il centro di una violenta battaglia ideologica e di speculazioni giuridiche tese a delegittimare la Resistenza. Questa dolorosa pagina storica ha trovato una definitiva sanzione giuridica e storica solo nel 1999, quando la Corte di Cassazione ha riconosciuto l’azione come un legittimo atto di guerra contro un esercito occupante, respingendo le accuse di terrorismo o l’infondata tesi secondo cui i partigiani avrebbero “nascosto” il bando di chiamata tedesco, bando che in realtà Kappler non emise mai se non a strage avvenuta.
Dalla guerriglia di montagna al risanamento delle borgate
Braccata dalla Gestapo a Roma, Carla riesce a fuggire e viene trasferita nella zona di Palestrina. Lì, sui monti prenestini, assume il ruolo di vice comandante di una formazione operante nelle retrovie del fronte tedesco in ritirata. Il 28 settembre 1944, a Roma liberata, sposa Rosario Bentivegna (da cui si separerà nel 1974 e da cui avrà la figlia Elena).
Il prezzo fisico della clandestinità è altissimo: il freddo, gli stenti e la fame le provocano una grave forma di tubercolosi che la costringerà a lunghi anni di ricovero in sanatorio. Eppure, anche nel dopoguerra, Carla rifiuta la retorica del reducismo monumentale.
Insignita della Medaglia d’Oro al Valor Militare, viene eletta deputata nelle file del PCI nella I e nella V legislatura. Il suo impegno parlamentare e come consigliera comunale a Roma si focalizza sulla ricostruzione morale e materiale della Capitale. Si dedica anima e corpo al risanamento delle borgate ufficiali e spontanee nate sotto il fascismo, coordinando i movimenti femminili nelle periferie romane per l’ottenimento di servizi essenziali, scuole e dignità abitativa.
Si spegne a Zagarolo nel 2000. Le sue ceneri, per sua espressa volontà e dopo un lungo diniego burocratico da parte delle istituzioni, sono state infine disperse nel fiume Tevere insieme a quelle del marito Rosario Bentivegna, unendo per sempre il loro riposo alla corrente della città che avevano contribuito a liberare.
Bibliografia di riferimento (per approfondire)
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Capponi, Carla, Cuore di donna. Contro il fascismo, per la libertà, Milano, Il Saggiatore, 2000. (L’autobiografia fondamentale, testo chiave per comprenderne la traiettoria umana).
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Bentivegna, Rosario, Achtung Banditen! Prima e dopo via Rasella, Milano, Mursia, 2004.
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Portelli, Alessandro, L’ordine è già stato eseguito. Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria, Roma, Donzelli, 1999. (Capolavoro di Public History e storia orale, essenziale per comprendere il mito e la realtà di via Rasella).
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Katz, Robert, Roma clandestina. Via Rasella, le Fosse Ardeatine, la spia che salvò gli ebrei, Milano, Il Saggiatore, 2004.
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Musu, Marisa; Di Porto, Enrica, La ragazza di via Orazio. Vita e politica di una gappista romana, Roma, Edizioni Associate, 1997.
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D’Agostini, Maria Teresa (a cura di), Le donne romane nella Resistenza, Roma, IRSIFAR, 1990.
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