Dalla Resistenza al Parlamento: Staffetta partigiana, sopravvissuta al dolore personale e mutilata in battaglia: la storia di una donna che ha trasformato il coraggio in impegno politico e sociale

“Voci dalla Storia” è un progetto di podcast e Public History che restituisce voce e presenza alle donne decorate con la Medaglia d’Oro al Valor Militare, protagoniste straordinarie – e troppo spesso dimenticate – del nostro passato.
Attraverso lo strumento delle “interviste impossibili”, il podcast dà vita a un dialogo diretto con loro. Ogni puntata intreccia rigore scientifico e forza narrativa, riattivando la memoria storica a partire da fonti d’archivio, diari, lettere e documenti ufficiali. Un viaggio sonoro per riscoprire chi ha scritto la storia d’Italia. Il podcast è provvisto di sottotitoli.



Dalla terra della Bassa alla scelta di campo

Gina Borellini nasce il 24 ottobre 1919 a San Possidonio, nel cuore della Bassa modenese, in una famiglia di agricoltori. La sua giovinezza segue i ritmi e i vincoli sociali dell’epoca: a soli 16 anni sposa Antichiano Martini, un falegname antifascista di otto anni più grande. Questo matrimonio si rivelerà decisivo per la sua formazione politica.
All’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943, la casa della giovane coppia si trasforma immediatamente in un rifugio sicuro per i soldati sbandati e in un centro logistico per l’organizzazione delle prime bande partigiane della pianura. Gina assume il nome di battaglia “Cinzia” e diventa una instancabile staffetta all’interno della Brigata “Remo” (Divisione Modena Pianura), coordinando i collegamenti e il trasporto di armi e informazioni.

Foto e documenti di Gina BORELLINI (Fonte La rete e Archivi di Stato)

Il doppio trauma: la perdita del marito e l’amputazione

Il prezzo pagato da “Cinzia” alla causa della libertà è altissimo. Nel 1944, insieme al marito Antichiano (“Rolando”), viene catturata dai fascisti. Entrambi vengono sottoposti a lunghi e feroci interrogatori, ma non cedono. Il 19 marzo 1945, a pochissime settimane dalla Liberazione, Antichiano Martini viene fucilato a Modena.
Rimasta vedova con due figli piccoli (Erio e l’adottiva Orlandina), Gina non si ritira dal conflitto. Al contrario, accentua il suo impegno operativo nella Brigata “Remo”. Il 12 aprile 1945, durante un violento scontro a fuoco con i fascisti a San Possidonio, Gina viene colpita gravemente. La ferita è talmente profonda che si rende necessaria l’amputazione della gamba sinistra. Ha solo 25 anni: la guerra le ha tolto il compagno di vita e l’integrità fisica.

Dalle trincee alle istituzioni: una “Madre della Repubblica”

Se la parabola di molte partigiane si interrompe bruscamente con la fine delle ostilità, quella di Gina Borellini si amplifica, diventando un capitolo fondamentale della storia istituzionale italiana. Il suo corpo mutilato non diventa un limite, ma un potente simbolo visivo del sacrificio civile.

  • Il voto alle donne e la politica locale: Nel 1946, nelle prime elezioni amministrative a cui partecipano le donne, viene eletta nel Consiglio comunale di Concordia sulla Secchia.

  • L’approdo a Montecitorio: Nel 1948, alle storiche elezioni della prima legislatura repubblicana, viene eletta alla Camera dei Deputati nelle file del Partito Comunista Italiano (PCI). Verrà riconfermata per tre legislature, rimanendo in carica fino al 1963.

  • La Commissione Difesa: La sua nomina alla Commissione Difesa della Camera rappresenta una rottura storica: una donna, ex partigiana e mutilata di guerra, che siede negli organismi preposti al controllo e alla riorganizzazione delle forze armate dello Stato.

L’impegno sociale: l’UDI e l’ANMIG

Parallelamente all’attività parlamentare, Gina Borellini si fa promotrice di una profonda trasformazione sociale e legislativa:

  • L’emancipazione femminile: È tra le fondatrici dell’Unione Donne Italiane (UDI), di cui presiede la sezione di Modena per lunghi anni, battendosi per i diritti delle lavoratrici agricole, la tutela della maternità e la parità salariale.

  • I diritti dei grandi invalidi: Dal 1960 al 1990 ricopre la carica di presidente della sezione modenese dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra (ANMIG). È la prima donna in Italia a guidare una sezione di questa storica associazione, storicamente dominata da una cultura maschile e militare, offrendo un supporto fondamentale ai reduci e alle famiglie dei caduti.

Insignita della Medaglia d’Oro al Valor Militare (una delle sole 19 donne nella storia italiana), Gina Borellini scompare a Modena il 2 febbraio 2007.

Riepilogo

[La Linea del Sacrificio e del Riscatto] 1943-1945: LA RESISTENZA CLANDESTINA
• Nome di battaglia “Cinzia” (Staffetta)
• Fucilazione del marito (19 marzo 1945)
• Ferimento e amputazione della gamba (12 aprile 1945)

1946-1963: LA COSTRUZIONE DELLA DEMOCRAZIA
• Consigliera comunale a Concordia (1946)
• Deputata al Parlamento – I, II, III Leg. (1948-1963)
• Commissione Difesa e battaglie per l’UDI

Bibliografia di riferimento (per approfondire)

  • Liotti, Caterina (a cura di), Gina Borellini: un’aspirazione grande quanto il mondo, Modena, Centro documentazione donna, 2017. (La biografia scientifica più completa, ricca di documenti e fotografie d’archivio).

  • Borellini, Gina, Senza tregua, per la libertà, per la giustizia, per la pace, Modena, ANMIG, 1993. (Testimonianza diretta e scritti scelti).

  • Gagliani, Dianella, Guerra alla guerra: le donne nella Resistenza italiana, Milano, FrancoAngeli, 1999.

  • Franceschini, Claudio, La Bassa modenese nella Resistenza, Modena, Il Fiorino, 2005.

  • Maletti, Maria Pia, Donne reggiane e modenesi nella politica e nelle istituzioni: 1945-1953, Reggio Emilia, RS-Ricerche Storiche, 2001.

  • Dizionario Biografico delle Donne Lombarde ed Emiliane, ad vocem, a cura dell’Istituto Storico di Modena.


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