a cura BLOG Giano PH
Fabrizio Clerici (1913–1993) è una figura enigmatica e affascinante del panorama artistico italiano del XX secolo. Architetto di formazione, pittore visionario, scenografo raffinato, Clerici ha attraversato correnti e discipline con uno stile personalissimo che fonde classicismo e surrealismo, metafisica e teatro, memoria e sogno. La sua opera si muove in uno spazio sospeso, tra archeologia dell’immaginario e architetture impossibili, dove il tempo appare congelato in immagini di straordinaria densità simbolica.
Formazione e influenze
Dopo essersi laureato in architettura nel 1937 a Roma, Clerici si avvicinò all’ambiente artistico romano e internazionale, instaurando rapporti con personaggi come Alberto Savinio, Giorgio de Chirico, Leonor Fini e Jean Cocteau. L’influsso metafisico e surrealista è evidente, ma Clerici non si limitò a ripetere moduli esistenti: li rielaborò in chiave personale, dando vita a un linguaggio visivo fortemente colto, teatrale e misterioso.
Pittura come architettura del sogno
I suoi dipinti, spesso definiti “onirico-metafisici”, sono popolati da rovine, labirinti, figure ieratiche e scenari sospesi in un tempo immobile. Opere come Le stanze o Il sonno di Endimione rivelano una tensione narrativa mai esplicita, dove l’architettura non è solo sfondo, ma protagonista psichica e simbolica della composizione. Clerici costruisce spazi mentali, interni della coscienza, in cui ogni dettaglio ha un valore evocativo.
Scenografia e teatro
Accanto alla pittura, Clerici si dedicò intensamente alla scenografia teatrale e operistica. Collaborò con Luchino Visconti, Giorgio Strehler e la Scala di Milano, realizzando scene per opere di Verdi, Wagner, Gluck e Monteverdi. La sua scenografia era concepita come “proiezione tridimensionale del sogno”, in cui lo spettatore veniva immerso in mondi visivi dominati da grandiosità e inquietudine.
Eredità e ricezione critica
Nonostante una certa marginalità rispetto ai grandi movimenti artistici del dopoguerra, Clerici è stato oggetto di una crescente rivalutazione critica. Le sue opere, oggi presenti in collezioni pubbliche e private (tra cui la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e il MoMA di New York), sono studiate per la loro singolarità e per la capacità di intrecciare cultura figurativa, architettura, letteratura e psicanalisi.
Conclusione
Fabrizio Clerici è un artista la cui opera sfugge a classificazioni rigide, collocandosi in una zona di confine tra le arti e i linguaggi. Il suo contributo – tanto pittorico quanto teatrale – rappresenta un tassello fondamentale per comprendere una linea colta, visionaria e profondamente europea dell’arte italiana del Novecento.
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Bibliografia
- C. L. Ragghianti (a cura di), Fabrizio Clerici, Firenze, Sansoni, 1970.
- A. Del Guercio, Fabrizio Clerici: Pittura come enigma, Milano, Electa, 1989.
- V. Sgarbi, Clerici: tra De Chirico e Savinio, in Studi sul surrealismo italiano, Bologna, Il Mulino, 1995.
- F. Clerici, Il teatro della memoria. Scritti e disegni, Milano, Skira, 2002.
- M. Calvesi, Il realismo magico e Fabrizio Clerici, Roma, De Luca, 2005.
- F. Moriconi, Al limitare della palude. La modernizzazione elettrofinanziaria di Gino Clerici da Pometia Italica a Littoria, Trelerighe libri, 2025
- Archivio della Fondazione Fabrizio Clerici – https://www.fondazionefabrizioclerici.org




