a cura redazione BLOG Giano PH
Introduzione
Da oltre 75 anni, il conflitto israelo-palestinese è una ferita aperta nel cuore del Medio Oriente. Al centro di questa tragedia ci sono due popoli, entrambi con profonde radici storiche e religiose nella stessa terra. L’idea di “due popoli, due stati” – cioè la creazione di uno Stato palestinese accanto a Israele – è stata spesso indicata come la via più realistica verso la pace. Ma a che punto siamo oggi? È ancora possibile immaginare una convivenza pacifica?
Come siamo arrivati fin qui?
Il conflitto nasce nei primi decenni del Novecento, quando ebrei europei iniziano a migrare in Palestina, allora sotto dominio britannico, con l’obiettivo di costruire uno Stato ebraico. Questo processo si scontra con le aspirazioni del popolo arabo-palestinese, già presente sul territorio.
Nel 1947, le Nazioni Unite propongono un piano di divisione: uno stato ebraico e uno arabo. Israele nasce nel 1948, ma i paesi arabi e i palestinesi rifiutano il piano e scoppia la guerra. Centinaia di migliaia di palestinesi fuggono o vengono espulsi. È l’inizio di una lunga spirale di violenze, guerre e occupazioni che arriva fino a oggi.
Cosa significa “due stati”?

L’idea è semplice: creare uno Stato palestinese indipendente accanto a Israele, con confini chiari, capitale condivisa (o divisa) a Gerusalemme, e garanzie di sicurezza per entrambi.
Il concetto ha ricevuto ampio sostegno internazionale. Gli Accordi di Oslo del 1993 sembravano essere una svolta: Israele riconosce l’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), e i palestinesi riconoscono Israele. Nasce l’Autorità Nazionale Palestinese. Ma da allora, il processo si è arenato tra recriminazioni, violenze e mancanza di fiducia.
Perché non si riesce a raggiungere un accordo?
I motivi sono molti, ma ecco i principali ostacoli:
1. Gli insediamenti
Israele ha costruito migliaia di case e infrastrutture in Cisgiordania, territorio che dovrebbe diventare parte del futuro stato palestinese. Questi insediamenti frammentano il territorio e rendono difficile immaginare uno stato contiguo e funzionale.
2. La divisione interna palestinese
Dal 2007, i palestinesi sono divisi: Hamas controlla Gaza, Fatah la Cisgiordania. Questa frattura politica rende complicata qualsiasi trattativa seria con Israele.
3. Gerusalemme
Sia Israele che i palestinesi la vogliono come capitale. Ma Israele considera tutta la città come propria, mentre i palestinesi rivendicano Gerusalemme Est. È un nodo simbolico e religioso difficilissimo da sciogliere.
4. Sicurezza e paura
Israele vuole garanzie assolute contro gli attacchi, soprattutto da Gaza. I palestinesi, invece, vivono quotidianamente sotto occupazione militare, checkpoint e restrizioni. Entrambe le popolazioni vivono nella paura, e questo alimenta sfiducia e rabbia.
Che ruolo ha la comunità internazionale?
Molti paesi e organizzazioni, dalle Nazioni Unite all’Unione Europea, hanno appoggiato la soluzione dei due stati. Anche gli Stati Uniti, sebbene in modo spesso ambiguo, hanno sostenuto questa via. Tuttavia, negli ultimi anni, l’interesse internazionale è calato, e nuovi accordi tra Israele e paesi arabi (come gli Accordi di Abramo) hanno aggirato la questione palestinese, lasciandola irrisolta.
E adesso?
La verità è che la prospettiva dei due stati appare oggi più lontana che mai. Sempre più analisti parlano di uno stato unico de facto, in cui Israele controlla l’intero territorio, ma senza concedere pieni diritti ai palestinesi. Questa situazione solleva gravi questioni etiche, legali e umanitarie.
Eppure, non mancano voci – tra israeliani, palestinesi e attivisti internazionali – che continuano a lavorare per la pace. Iniziative locali di dialogo, progetti educativi e movimenti civili offrono un piccolo spiraglio di speranza.
Come è nato Israele
1. Radici storiche e culturali
- Antichità: il popolo ebraico ebbe la sua patria storica in Palestina (Israele e Giudea nell’età biblica). Dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme da parte dei Romani (70 d.C.), la diaspora portò gli ebrei a diffondersi in tutta Europa, Nord Africa e Medio Oriente.
- Identità e memoria: il legame religioso e culturale con la “Terra di Israele” rimase centrale nelle preghiere, nei testi sacri e nella tradizione ebraica.
2. Nascita del movimento sionista
- XIX secolo: in Europa cresce l’antisemitismo e parallelamente si diffonde l’idea di ricostituire una patria ebraica.
- Theodor Herzl (1896): fondatore del movimento sionista politico, propone di creare uno Stato ebraico, preferibilmente in Palestina.
- Migrazioni (Aliyot): tra fine XIX e inizio XX secolo iniziano le prime ondate migratorie di ebrei verso la Palestina, allora sotto dominio ottomano.
3. La Prima guerra mondiale e la Dichiarazione Balfour (1917)
- La Gran Bretagna, in guerra contro l’Impero Ottomano, promette con la Dichiarazione Balfour il sostegno alla creazione di un “focolare nazionale ebraico” in Palestina.
- Dopo la guerra, la Società delle Nazioni affida alla Gran Bretagna il Mandato sulla Palestina.
4. Conflitti arabo-ebraici (anni ‘20-‘30)
- Cresce la popolazione ebraica grazie alle migrazioni, specialmente per fuggire alle persecuzioni in Europa.
- Le comunità arabe locali si oppongono, temendo l’espropriazione delle terre e la perdita della maggioranza demografica.
- Si moltiplicano rivolte, scontri e repressioni britanniche.
5. La Shoah e la spinta decisiva (1939-1945)
- Durante la Seconda guerra mondiale lo sterminio nazista porta all’uccisione di circa 6 milioni di ebrei.
- Sopravvissuti e comunità internazionali intensificano le pressioni per una patria sicura per il popolo ebraico.
6. Il Piano ONU del 1947
- Le Nazioni Unite propongono la spartizione della Palestina in due Stati:
- uno ebraico,
- uno arabo,
con Gerusalemme sotto controllo internazionale.
- Gli ebrei accettano, gli arabi rifiutano il piano.
7. La nascita dello Stato di Israele (1948)
- 14 maggio 1948: David Ben Gurion proclama la nascita dello Stato di Israele a Tel Aviv.
- Il giorno dopo, cinque eserciti arabi (Egitto, Siria, Libano, Giordania, Iraq) invadono il nuovo Stato.
- Israele resiste e vince la Prima guerra arabo-israeliana (1948-49), ampliando il suo territorio rispetto al piano ONU.
8. Le conseguenze immediate
- Per gli ebrei: la creazione di uno Stato indipendente dopo duemila anni di diaspora.
- Per gli arabi palestinesi: la Nakba (“catastrofe”), con circa 700.000 rifugiati costretti a lasciare le loro case.
- Da allora, la questione israelo-palestinese resta uno dei conflitti più complessi e irrisolti del mondo contemporaneo.
Conclusione
Due popoli, due stati: una visione semplice in teoria, ma difficilissima da realizzare nella pratica. Tuttavia, senza una soluzione giusta e condivisa, il conflitto continuerà a generare sofferenza, instabilità e violenza. La pace non arriverà domani, ma resta l’unica strada possibile.
Bibliografia essenziale
- “La questione palestinese” – Ilan Pappé (Laterza, 2021)
Un’analisi critica della storia del conflitto, scritta da uno storico israeliano. - “Israele/Palestina: due popoli e una terra” – Michel Warschawski (Edizioni Alegre, 2010)
Uno sguardo dalla parte della pace, con testimonianze e riflessioni dal campo. - “La mia terra, la mia gente” – Edward Said (Il Saggiatore)
L’autobiografia politica di uno dei più importanti intellettuali palestinesi. - ONU – Risoluzione 242 (1967)
Uno dei documenti fondamentali per la soluzione a due stati. - “The Iron Cage: The Story of the Palestinian Struggle for Statehood” – Rashid Khalidi (Beacon Press, 2006)
Una panoramica profonda sulle occasioni mancate del movimento palestinese.
GIANO Public History APS è afferente al CISPH. Centro Interuniversitario per la Ricerca e lo Sviluppo sulla Public History, all’Albo della Cittadinanza Attiva e delle Reti Civiche del Comune di Roma e all’Albo delle Associazioni Culturali del Municipio Roma V.
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