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Rischiatutto: un capitolo fondamentale nella storia della televisione italiana

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Fonte: RaiPlay
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803 parole e 5979 caratteri. Tempo di lettura 2 minuti.

a cura redazione BLOG Giano PH

Introduzione

Nel panorama della televisione italiana del Novecento, pochi programmi possono vantare un’influenza paragonabile a quella esercitata da Rischiatutto. In onda dal 1970 al 1974, e ideato e condotto da Mike Bongiorno, il quiz rappresenta una pietra miliare nella storia dei media nazionali, segnando l’inizio di una nuova era per il rapporto tra cultura, spettacolo e pubblico generalista. Questo articolo intende analizzare il contesto storico e culturale di Rischiatutto, il suo impatto sul linguaggio televisivo e il suo ruolo nell’evoluzione della televisione come medium pedagogico e d’intrattenimento.

Contesto storico e nascita del format

Rischiatutto nasce in un momento di profonda trasformazione della società italiana. Gli anni Settanta si aprono con il boom economico ormai esaurito, un aumento della scolarizzazione e una crescente domanda di contenuti che potessero coniugare svago e sapere. In questo contesto, la Rai, ancora in regime di monopolio, si proponeva come agenzia educativa oltre che intrattenitiva.

Ispirato al format statunitense Jeopardy!, Rischiatutto venne adattato al contesto italiano da Bongiorno e dal suo collaboratore storico Ludovico Peregrini (noto come “la voce fuori campo”). Il quiz proponeva una formula innovativa per l’epoca: un impianto scenico teatrale, una componente ludica molto marcata, e al tempo stesso un’impostazione che richiedeva preparazione, concentrazione e cultura da parte dei concorrenti.

Un linguaggio televisivo innovativo

Rischiatutto si inserisce nel solco della televisione pedagogica, ma ne trasforma profondamente le modalità espressive. Non più una cultura trasmessa verticalmente e in modo austero, ma una cultura “popolare”, accessibile, presentata con il sorriso di Bongiorno e la spettacolarità della messa in scena. Il programma ha inoltre contribuito a codificare il linguaggio del quiz televisivo italiano: il meccanismo delle domande a tema, la presenza del tabellone elettronico (tecnologicamente avanzato per l’epoca), il momento del “rischio”, e l’alternanza tra tensione e leggerezza narrativa.

Particolare attenzione merita la figura della “valletta”, impersonata inizialmente da Sabina Ciuffini, che segna una transizione rispetto alla figura femminile tradizionalmente passiva e decorativa, aprendosi a un ruolo più partecipe e dinamico.

Ricezione e impatto culturale

Il successo di Rischiatutto fu immediato e travolgente: con punte di ascolto superiori ai 20 milioni di telespettatori, divenne un fenomeno sociale oltre che mediatico. I concorrenti, come Massimo Inardi o Mariangela Argentino, assursero allo status di celebrità. Al tempo stesso, il quiz divenne oggetto di dibattiti intellettuali sul ruolo della televisione nella formazione delle masse, sulla democratizzazione del sapere e sui limiti della cultura trasmessa via etere.

Eredità e revival

Rischiatutto si concluse nel 1974, ma il suo lascito fu duraturo. Negli anni successivi, molti quiz televisivi ne ereditarono meccanismi, formule e struttura narrativa. Il programma tornò brevemente in onda nel 2016 con una riedizione condotta da Fabio Fazio, testimonianza della sua rilevanza persistente nell’immaginario collettivo italiano.

Conclusione

Rischiatutto rappresenta molto più di un quiz televisivo: è un laboratorio culturale, un esperimento sociale e una tappa obbligata per comprendere l’evoluzione della televisione italiana. La sua capacità di fondere sapere e spettacolo, rigore e leggerezza, ne fa un esempio paradigmatico di come i media possano farsi strumento di alfabetizzazione e insieme di intrattenimento, contribuendo a modellare l’identità culturale di un intero Paese.


Bibliografia

  1. Grasso, Aldo (2002). Storia della televisione italiana. Milano: Garzanti.
    Un’opera fondamentale per comprendere l’evoluzione della televisione italiana, con ampio spazio dedicato agli anni Settanta e ai quiz televisivi.
  2. Ortoleva, Peppino (1995). La televisione. Bologna: Il Mulino.
    Saggio teorico e storico sull’evoluzione della televisione come mezzo di comunicazione di massa.
  3. Eco, Umberto (1964). Fenomenologia di Mike Bongiorno, in Diario minimo. Milano: Mondadori.
    Testo seminale in cui Eco analizza il ruolo culturale e ideologico di Mike Bongiorno nella televisione italiana.
  4. Monteleone, Franco (2013). Storia della radio e della televisione in Italia. Società, politica, strategie, programmazione. Venezia: Marsilio.
    Un approfondito excursus sulle politiche culturali e produttive della Rai, utile per contestualizzare Rischiatutto nel sistema televisivo pubblico.
  5. Scaglioni, Massimo (2006). La TV dopo la TV. Il decennio che ha cambiato la televisione: scenario, offerta, pubblico. Venezia: Marsilio.
    Anche se focalizzato su un periodo successivo, fornisce utili strumenti per analizzare l’evoluzione dei format e la loro persistenza nel tempo.
  6. Bongiorno, Mike (2007). La versione di Mike. Milano: Mondadori.
    Autobiografia in cui Bongiorno ripercorre la sua carriera e racconta dietro le quinte dei suoi programmi, incluso Rischiatutto.
  7. Buonanno, Milly (1994). Televisione e società italiana. Roma-Bari: Laterza.
    Analisi sociologica sull’impatto della televisione nella costruzione dell’identità culturale italiana.
  8. Pirella, Giancarlo (1972). Il pubblico della televisione. Rischiatutto e la cultura di massa. In Comunicazioni di massa, n. 3.
    Saggio pionieristico sulla ricezione sociale di Rischiatutto, raro ma citato in molte ricerche successive.
  9. RAIPLAY. Ahi ahi ahi, signora Longari…Rischiatutto collection
    Si propone qui una selezione delle puntate del telequiz “Rischiatutto”, soprattutto per avere una visione dell’evoluzione del programma dalla prima puntata del 5 febbraio del 1970 fino all’ultima puntata del 25 maggio 1974. Condotto da Mike Bongiorno (1924-2009)

Dietro le quinte di Rischiatutto, 1974