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    Forte Prenestino: Storia di un bastione ribelle tra memoria, arte e autogestione

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    Forte Prenestino (Foto GIANOPHAPS giugno 2025)
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    a cura redazione BLOG Giano PH

    Un passato militare

    Il Forte Prenestino è uno dei 15 forti costruiti tra il 1877 e il 1891 a difesa della città di Roma, secondo il piano difensivo del Regno d’Italia. Situato nel quartiere Centocelle, lungo l’antica via Prenestina, il forte fa parte della cosiddetta “cerchia fortificata esterna”, progettata per proteggere la Capitale da un’eventuale invasione straniera. Costruito tra il 1880 e il 1884, presenta una pianta poligonale, circondata da un fossato, e si estende per circa 13 ettari.

    Come altri forti coevi, il Prenestino ha avuto una breve funzione militare: con l’avanzare della tecnologia bellica, infatti, la sua utilità strategica decadde rapidamente. Dopo un uso sporadico come magazzino e caserma, fu abbandonato progressivamente dallo Stato Maggiore dell’Esercito Italiano. Per decenni, rimase chiuso, in stato di abbandono e progressivo degrado.

    L’occupazione del 1986 e la nascita di un centro sociale

    Il 1° maggio 1986, un gruppo di attivisti, provenienti da diverse esperienze dell’autonomia romana e dell’area antagonista, occupò il Forte Prenestino. Fu un atto politico e simbolico: restituire uno spazio pubblico abbandonato alla collettività, rompere l’abbandono, creare un laboratorio sociale autogestito.

    L’occupazione avvenne in un momento storico delicato: Roma stava cambiando volto, investita da una gentrificazione silenziosa, e la repressione delle esperienze giovanili autonome era in pieno corso. Il Forte divenne così rifugio, piazza, laboratorio, spazio critico, anticorpo alla marginalizzazione culturale e politica.

    Fin da subito, il progetto non si è mai limitato all’emergenza abitativa o al mero attivismo politico. Forte Prenestino si è imposto come uno dei centri sociali autogestiti più longevi e significativi d’Europa, capace di tenere insieme riflessione politica, azione culturale e pratiche mutualistiche.

    Uno spazio per arte, musica e controcultura

    Negli anni, il Forte è diventato punto di riferimento per movimenti sociali, artisti indipendenti, musicisti, teatranti, attivisti ecologisti, femministi e transfemministi. Ha ospitato rassegne teatrali, concerti punk, ska, reggae, elettronici, festival di fumetto e arte visiva, presentazioni editoriali, cineforum e dibattiti sui più urgenti temi politici: dalla Palestina all’antifascismo, dalle lotte LGBTQIA+ ai movimenti ecologisti.

    Tra gli eventi più noti:

    • CRACK! Festival di fumetto e arte disegnata e stampata, che richiama ogni anno migliaia di artisti da tutto il mondo.
    • Enotica, rassegna che unisce vini naturali, eros e poesia.
    • Lotta Book Fest, dedicata all’editoria militante.
    • Concerti storici di gruppi come Mano Negra, Asian Dub Foundation, 99 Posse, Banda Bassotti, Assalti Frontali, ecc.

    Il tutto in uno spazio imponente, con tunnel, cunicoli, sale affrescate, piazze interne, palchi e cucine popolari, trasformato con cura collettiva in una cittadella dell’autogestione.

    Laboratorio politico e sociale

    Forte Prenestino non è solo un centro culturale alternativo, ma un luogo politico in senso profondo: un organismo collettivo, decentrato e orizzontale, dove si sperimentano forme di democrazia diretta, autorganizzazione, economia solidale, ecologia urbana e supporto reciproco.

    L’autofinanziamento è una delle sue colonne portanti: ogni attività sostiene economicamente il centro, senza contributi pubblici, nel rispetto dell’indipendenza totale da istituzioni e partiti. Non esiste un “presidente” del Forte: le decisioni vengono prese in assemblea, attraverso pratiche partecipative.

    Molti collettivi vi hanno sede stabile: spazi femministi, laboratori di serigrafia, ciclofficine, palestre popolari, sale prove musicali, botteghe artigiane, orti urbani, biblioteche e archivi.

    Durante la pandemia da COVID-19, il Forte ha organizzato distribuzione di cibo e farmaci, raccolte solidali e attività di supporto psicologico, mostrando ancora una volta il valore concreto dell’autogestione nei momenti di crisi.

    Una memoria in lotta

    Il Forte Prenestino è anche luogo di memoria. Non solo per la sua storia militare, ma perché ha saputo farsi archivio vivente delle lotte sociali a Roma e in Italia. Le sue mura conservano scritte, murales, tracce di decenni di mobilitazioni: dalla Pantera alle lotte studentesche del 2008, dai movimenti No TAV al transfemminismo queer, dai migranti all’ecologismo radicale.

    In un’epoca di smaterializzazione e consumo culturale rapido, Forte Prenestino resiste come una forma urbana viva, corporea, resistente, in grado di aggregare, creare, offrire alternative reali e non commerciali.

    Il suo valore oggi non sta solo nella sua storia, ma nella sua capacità di essere ancora attuale, vivo, cangiante. Un esperimento lungo quasi 40 anni, che ha attraversato fasi diverse del conflitto sociale e culturale, senza mai smettere di interrogarsi sul presente.

    Conclusione

    Forte Prenestino è molto più di un “centro sociale”: è un ecosistema autogestito, un monumento vivente alla possibilità di un’altra città, fondata sulla cooperazione e sulla creatività dal basso. Un laboratorio urbano dove cultura, politica e vita quotidiana si intrecciano senza mediazioni, trasformando uno spazio militare abbandonato in una delle esperienze più longeve e significative dell’autogestione europea.



    Bibliografia e fonti

    • AAVV, Forte! Storie dal Prenestino, Edizioni Forteprenestino, Roma, 2006.
    • Marco Philopat, I viaggi di Mel, Agenzia X, Milano, 2004.
    • DeriveApprodi, Centri sociali. Geografie del desiderio, Roma, 1996.
    • Cristina Morini, Per amore o per forza. Femminilizzazione del lavoro e biopolitiche del corpo, Ombre Corte, Verona, 2010.
    • Forteprenestino.net – sito ufficiale del centro sociale
    • Interviste e materiali d’archivio raccolti in occasione del trentennale (1986–2016)
    • Tommaso Baldo (a cura di), Roma underground. Percorsi alternativi nella capitale, Castelvecchi, Roma, 2009.
    • Alberto Castagnola, Autogestione e beni comuni urbani, in “Comune-info”, 2021.
    • Silvia Federici, Il punto zero della rivoluzione, Ombre Corte, 2014.

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