C’era una volta… la curiosità!

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Il Reader’s Digest è una rivista fondata dai coniugi Wallace la cui prima copia uscì nel febbraio del 1922. L’idea era quella di raccogliere i migliori articoli pubblicati da varie riviste riassumendoli e rielaborandoli, concentrandoli in fascicoli acquistati con la sottoscrizione di un abbonamento.

In Italia arrivò nel 1948, e da allora molte famiglie nei loro scaffali e nelle loro librerie hanno raccolto i numeri di questa rivista enciclopedica colma di curiosità, esperimenti, passatempi, consigli, storia, geografia e avvenimenti.

Della selezione dei Reader’s Digest pubblicata in Italia esistono ancora copie del “Nuovo Selelibro dei ragazzi”.

Una copia del 1961 giace distesa e impolverata nella mia biblioteca. Sulla copertina il nome di mio figlio scritto con un pennarello affianca il titolo colorato di rosso.

Su fronte e retro le foto che arredano la copertina rigida mostrano gli argomenti trattati all’interno. Certo il futuro non è più quello di una volta – ha scritto il poeta Mark Strand – ma il passato contenuto in questo numero evidenzia un presente che già in quegli anni gli esperti avevano indovinato dal punto di vista tecnologico, formando generazioni sollecitate e stimolate, leggendo gli articoli in essi contenuti, a compiere esperimenti, indovinare indovinelli, imparare regole di base anche per allevare un cane; fare esercizio di lettura per stimolare la memoria o l’investigatore che viveva dentro di loro. Diventare un mago sbalordendo gli amici. Imparare a decifrare una mappa o il progetto ingegneristico di un aereo.

Insomma: divieto di noia su tutti i fronti. Obbligo di attenzione e voglia di mettersi in gioco. Questa era il nuovo Selelibro.

Sfogliarlo a distanza di anni è un piacere per gli occhi e la mente anche per un adulto. E se magari lo adottassero nelle scuole elementari e medie in luogo di noiosi e ripetitivi compiti estivi? E si diversificasse l’approccio alla conoscenza, annusando il profumo della carta e di un passato scolastico e educativo che con la scusa del tempo libero insegnava a tutti qualcosa?

Utopia, lo so.
Intanto leggo a pag.111: “Perché il cielo è azzurro?”
“… è perché le molecole d’aria intercettano le radiazioni luminose blu e le diffondono nell’atmosfera”.

Chissà se diffondendo bei ricordi qualcuno si ridesta dal torpore, abbandona il cellulare e cerca una copia di queste pubblicazioni. Anche solo per finire di leggere l’articolo che ho citato.


Autrice: Catia Simone nata a Bari, vive a Bardolino (VR) dove collabora con l’impresa di famiglia. Poetessa, scrittrice e podcaster di Radio Giano Public History.
Fascicolo citato e foto sono di proprietà dell’autrice.
Contatto: catia.simone@gianophaps.it


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