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La Torre piezometrica di Salone: infrastruttura idraulica e monumento del razionalismo romano

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Centrale sollevamento Salone Rerum3
Proprietà:
592 parole e 4232 caratteri. Tempo di lettura 1 minuti.

a cura BLOG Giano PH

Introduzione

Tra le testimonianze più emblematiche dell’ingegneria idraulica del XX secolo a Roma si distingue la Torre piezometrica di Salone, situata lungo via Collatina nell’area orientale della capitale. Questo imponente serbatoio sopraelevato, parte integrante del sistema dell’Acquedotto Nuovo Vergine, rappresenta non solo un capolavoro di funzionalità tecnica, ma anche un significativo esempio di architettura razionalista applicata all’infrastruttura urbana. Il suo studio consente di approfondire il rapporto tra modernità, funzionalità e identità visiva nel contesto della Roma tra le due guerre.

Contesto storico e progettuale

Il progetto della torre piezometrica rientra nell’ambito della realizzazione del Nuovo Acquedotto Vergine, realizzato tra il 1932 e il 1936 dal Governatorato di Roma per fronteggiare il crescente fabbisogno idrico della città. In particolare, l’acquedotto captava le acque sorgive di Salone, a est dell’Urbe, trasportandole per oltre 12 km fino ai serbatoi di Villa Borghese e al centro storico. La torre fu progettata dall’ingegnere Paolo Sabatino e terminata nel 1935, assolvendo al compito di regolare la pressione idraulica del sistema in uno dei punti di maggiore elevazione topografica del tracciato.

Caratteristiche architettoniche e tecniche

Alta circa 50 metri, la torre presenta una pianta esagonale e una struttura portante in cemento armato, rivestita in laterizio faccia a vista secondo un lessico architettonico ispirato alla tradizione medievale romana. Il bacino superiore ha una capienza di circa 180 metri cubi ed è alimentato da una centrale di sollevamento collocata nelle vicinanze, che pompava l’acqua dalle sorgenti al punto di distribuzione.

Il suo aspetto massiccio, scandito da feritoie verticali e da un coronamento leggermente aggettante, richiama le torri militari o rurali dell’Agro romano. Tale richiamo, tuttavia, si inserisce in una logica razionalista e funzionale: l’architettura non dissimula la sua funzione, ma la esalta attraverso un linguaggio chiaro, privo di decorazioni superflue.

Funzione piezometrica e valore urbano

Nel sistema idraulico, la torre svolge il ruolo di serbatoio di compensazione, permettendo la stabilizzazione della pressione nelle condotte e la regolazione della portata idrica. Il termine piezometrico deriva dal greco piezein (premere) e si riferisce alla misura della pressione nei fluidi: la torre, elevando il serbatoio, crea una colonna d’acqua sufficiente a garantire una distribuzione regolare anche alle quote più alte.

Ma la torre non è solo un elemento tecnico: si impone come landmark urbano, ben visibile lungo il tracciato della via Collatina. La sua monumentalità, pur nata da esigenze funzionali, contribuisce all’identità visiva del quartiere, offrendo un punto di riferimento simbolico e territoriale.

Conservazione e valorizzazione

Nonostante il suo valore architettonico e storico, la torre piezometrica di Salone è oggi poco nota al grande pubblico. La mancanza di una segnaletica adeguata, l’assenza di percorsi di visita e un contesto urbanistico frammentato ne ostacolano la fruizione culturale. Tuttavia, il crescente interesse per il patrimonio industriale e infrastrutturale potrebbe favorire progetti di recupero e valorizzazione, anche in chiave didattica e museale.

Conclusioni

La Torre piezometrica di Salone rappresenta un esempio virtuoso di infrastruttura come architettura, dove esigenze funzionali, qualità costruttiva e intenzionalità formale si fondono in un’opera coerente e duratura. In un’epoca in cui il paesaggio urbano tende spesso alla banalizzazione, essa ci ricorda come anche un serbatoio d’acqua possa diventare parte del patrimonio culturale, se progettato con intelligenza, misura e rispetto per il contesto.


Bibliografia

  • G. Bianchi, Gli acquedotti di Roma moderna, Ed. Capitolium, 1984.
  • A. D’Amelio, Infrastrutture e architettura nel Razionalismo italiano, Quodlibet, 2011.
  • A. L. Calza, L’acqua a Roma: dalle sorgenti ai fontanoni, Laterza, 1999.
  • Archivio Storico Capitolino – Fondo Acquedotti, progetto “Nuovo Acquedotto Vergine”, 1932–1936.