A cura redazione BLOG Giano PH
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Con licenza d’uso Epidemic Sound (GIANOPHAPS)
Introduzione
La breakdance si inserisce all’interno della cultura hip hop, emersa come risposta creativa alle condizioni socio-economiche degradate del South Bronx. Più che una semplice espressione corporea, essa è stata – e continua a essere – una strategia di sopravvivenza culturale e un mezzo per affermare l’identità individuale e collettiva. Fin dalle sue origini, il breaking ha rappresentato un “campo di battaglia” simbolico dove il corpo diventa veicolo di narrazione, resistenza e trasformazione.
Contesto storico e nascita
Negli anni ’70, in un contesto segnato da disoccupazione, degrado urbano e conflitti razziali, i giovani afroamericani e latini del Bronx iniziarono a sviluppare un insieme di pratiche artistiche che formeranno le quattro colonne dell’hip hop: DJing, MCing, Writing (graffiti) e Breaking. Il DJ giamaicano Kool Herc è ampiamente riconosciuto come il fondatore del movimento: attraverso il suo uso innovativo dei “breakbeat”, permise ai ballerini di danzare sulle sezioni ritmiche isolate dei brani, favorendo lo sviluppo del breaking.
Elementi tecnici della breakdance
La struttura coreografica della breakdance si articola in quattro componenti fondamentali:
- Toprock: la parte in piedi della danza, usata per introdurre stile e ritmo.
- Downrock (footwork): movimenti a terra eseguiti con braccia e gambe.
- Power moves: sequenze acrobatiche rotazionali come windmill e flare.
- Freezes: pose statiche e spettacolari, spesso usate per concludere una routine.
L’approccio performativo si fonda sul concetto di battle, ovvero un confronto diretto tra danzatori, dove abilità tecnica, originalità e musicalità sono elementi decisivi.
Estetica e funzione sociale
La breakdance funge da canale di affermazione per soggetti socialmente esclusi. La danza urbana è al tempo stesso una forma di protesta e una celebrazione della creatività giovanile. Secondo Tricia Rose (1994), l’hip hop è un “codice sociale” che permette ai giovani di articolare esperienze di oppressione e resilienza. La breakdance, in particolare, rappresenta un’azione coreografica collettiva, una narrazione non verbale di appartenenza e sfida.
Globalizzazione e istituzionalizzazione
Negli anni ’80 e ’90, grazie alla circolazione di videoclip, film (Beat Street, Wild Style, Breakin’) e alla nascita di crew internazionali, la breakdance ha oltrepassato i confini del Bronx. Divenuta fenomeno globale, ha generato comunità artistiche in Europa, Asia e America Latina. Nel 2020 il breaking è stato ufficialmente incluso come disciplina olimpica, debuttando ai Giochi Olimpici di Parigi 2024. Questa istituzionalizzazione ha sollevato dibattiti: alcuni la vedono come riconoscimento, altri come rischio di snaturamento del valore originario underground della pratica.
Conclusione
La breakdance, nel suo sviluppo storico, dimostra la capacità delle pratiche culturali di emergere dai margini per trasformare il centro. Attraverso il corpo danzante, il breaking ha costruito uno spazio alternativo di comunicazione, competizione e comunità. Nonostante l’ingresso nelle arene ufficiali, resta un esempio paradigmatico di arte urbana nata “dal basso”, in grado di parlare a un pubblico globale senza perdere la sua carica sovversiva ed espressiva.
Breakdance Battle – Chelles Battle Pro 2014 Finale
Bibliografia
- Chang, J. (2005). Can’t Stop Won’t Stop: A History of the Hip-Hop Generation. St. Martin’s Press.
- Rose, T. (1994). Black Noise: Rap Music and Black Culture in Contemporary America. Wesleyan University Press.
- Schloss, J. G. (2009). Foundation: B-Boys, B-Girls, and Hip-Hop Culture in New York. Oxford University Press.
- Forman, M., & Neal, M. A. (Eds.). (2004). That’s the Joint!: The Hip-Hop Studies Reader. Routledge.
- Rivera, R. Z. (2003). New York Ricans from the Hip Hop Zone. Palgrave Macmillan.
- Katz, M. (2012). Groove Music: The Art and Culture of the Hip-Hop DJ. Oxford University Press.
Discografia essenziale per la breakdance
| Artista | Titolo | Anno | Note |
|---|---|---|---|
| James Brown | Funky Drummer | 1970 | Uno dei break più usati dai DJ. |
| Incredible Bongo Band | Apache | 1973 | Considerato l’inno non ufficiale del breaking. |
| Jimmy Castor Bunch | It’s Just Begun | 1972 | Brano simbolo delle prime jam. |
| Grandmaster Flash | The Adventures of Grandmaster Flash on the Wheels of Steel | 1981 | Pionieristico uso del mix di breakbeat. |
| Afrika Bambaataa & Soulsonic Force | Planet Rock | 1982 | Sintesi tra electro e hip hop, molto usato nei cipher. |
| Herbie Hancock | Rockit | 1983 | Primo successo commerciale con scratching. |
| Run-D.M.C. | It’s Like That (Jason Nevins Remix) | 1997 | Hit della scena b-boy degli anni ’90. |




