
a cura BLOG Giano PH
Introduzione
La figura di Michelina di Cesare (1841-1868) si colloca in un contesto storico complesso: il brigantaggio postunitario nell’Italia meridionale. Il suo profilo sfugge agli stereotipi di genere e di classe, incarnando insieme la resistenza politica contro lo Stato unitario e la ribellione sociale di una donna che scelse la via delle armi. L’obiettivo di questo contributo è analizzare la sua esperienza attraverso le fonti coeve e le interpretazioni storiografiche più recenti, evidenziando il ruolo della dimensione femminile all’interno del brigantaggio.
Contesto storico

Il brigantaggio esplose con forza in seguito all’unificazione italiana, in particolare nel Mezzogiorno, dove l’annessione al Regno d’Italia fu vissuta da ampie fasce della popolazione come una conquista militare piuttosto che come un processo di liberazione. Alla base del fenomeno si intrecciavano cause politiche (il legittimismo borbonico), economiche (la questione agraria e la miseria contadina), sociali (l’esclusione delle masse rurali dalla cittadinanza attiva) e culturali (la tradizione delle bande armate).
In questo scenario si inserisce Michelina di Cesare, originaria di Caspoli, villaggio alle pendici di Monte Camino, un’area segnata da forte presenza brigantesca.
Biografia e attività brigantesca

Michelina, rimasta vedova in giovane età, entrò a far parte della banda di Francesco Guerra, che divenne suo compagno. La sua partecipazione non fu marginale: fonti militari la descrivono come combattente armata, capace di guidare imboscate e di prendere parte direttamente agli scontri.
Il suo abbigliamento e il modo di porsi – spesso vestita da uomo, a cavallo e con fucile in pugno – costituivano una sfida agli schemi sociali dell’epoca, in cui il ruolo femminile era rigidamente subordinato.
Catturata nel 1868 a Mignano Montelungo, fu giustiziata sommariamente e il suo corpo esposto alla pubblica gogna, in linea con la pratica repressiva delle autorità sabaude che miravano a dissuadere la popolazione dall’appoggiare i briganti.
Fonti e rappresentazioni
Le fonti coeve provengono in larga parte da documentazione militare, rapporti delle autorità e cronache giornalistiche, che dipingono Michelina come “feroce assassina” o “donna virile”. Tuttavia, la storiografia recente ha rivalutato la sua figura, inserendola in una più ampia riflessione sulla partecipazione femminile al brigantaggio.
Mentre le fonti ufficiali tendono a criminalizzarla, la memoria popolare ha tramandato una versione più complessa, oscillante tra la ribelle eroica e la banditessa crudele.

Interpretazioni storiografiche
La storiografia liberale ottocentesca liquidò Michelina come un fenomeno criminale, espressione di arretratezza e barbarie meridionale. Al contrario, studi più recenti (soprattutto dopo gli anni ’70 del Novecento) hanno interpretato il brigantaggio come forma di resistenza politico-sociale, inserendo Michelina in una prospettiva di genere: una donna che, attraverso la violenza, contestò il ruolo imposto dal patriarcato e dalle nuove istituzioni nazionali.
L’immagine di Michelina si colloca dunque tra mito e storia: un simbolo di ribellione femminile, ma anche esempio della durezza della repressione postunitaria.
Situazione politica postunitaria nel Mezzogiorno d’Italia
1. Il contesto generale
2. I principali problemi
3. Il brigantaggio (1861-1865)
4. La “questione meridionale”
5. Le forze politiche e sociali
6. Conseguenze
Michelina Di Cesare (1841–1868)
Voce narrante Marco Lodi
Contributi di Anna Maria Castiello e Maria Cristina Verdone
Conclusioni
Michelina di Cesare non fu semplicemente una brigantessa, ma una figura che racchiude molteplici significati storici e simbolici. La sua esperienza ci obbliga a interrogare la storia del Risorgimento non solo dal punto di vista delle élite, ma anche da quello dei vinti. Analizzare la sua vita significa anche restituire voce a una soggettività femminile che scelse di vivere e morire fuori dalle regole della società patriarcale e dello Stato unitario.
Di là dal fiume e tra gli alberi” la puntata “Terra di Briganti, tra Lazio, Campania e Molise”. Un viaggio inedito di Lorenzo Di Majo nella terra dei briganti
Bibliografia essenziale
- Franco Molfese, Storia del brigantaggio dopo l’Unità, Feltrinelli, 1964.
- Pino Aprile, Terroni, Piemme, 2010.
- Tommaso Pedio, Il brigantaggio meridionale: le radici sociali e politiche, Edizioni Dedalo, 1973.
- Giovanni De Matteo, Briganti di frontiera: il Matese e Michelina di Cesare, Edizioni Scientifiche Italiane, 2002.
- Gabriella Gribaudi, Donne, uomini e briganti nel Sud dell’Ottocento, in Quaderni storici, 1991.
- Alta Terra di Lavoro, https://www.altaterradilavoro.com/francesco-guerra-un-soldato-del-re-in-alta-terra-di-lavoro/
GIANO Public History APS è afferente al CISPH. Centro Interuniversitario per la Ricerca e lo Sviluppo sulla Public History, all’Albo della Cittadinanza Attiva e delle Reti Civiche del Comune di Roma e all’Albo delle Associazioni Culturali del Municipio Roma V.
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