Su richiesta, pubblichiamo articolo di Giorgio Zennaro in merito all’OVERTOURISM (Iperturismo) sull’isola di Leros

Nei compianti anni Ottanta, ad agosto, quando il turismo in Italia languiva, c’era in giro il deserto e a Milano si moltiplicavano i cartelli “chiuso per ferie” e qualcuno aveva proposto di invitare un consulente da Rimini per farsi spiegare come si fa per diventare attrattivi. Un’idea, a posteriori nefasta, che per fortuna non è mai stata
applicata, anche se, alla fine, l’imitazione della Riviera Romagnola si è affermata spontaneamente in termini di flussi. A Leros tutto questo non esisteva neppure lontanamente, ma però ora, negli ultimi due anni, cioè dopo la pandemia, molto è cambiato. Si era iniziata, negli anni precedenti, una forte spinta propagandistica attraverso la rete per promuovere l’isola e questo ha prodotto una notevole crescita delle presenze soprattutto italiane.
Nel contempo però i tradizionali locali greci sono andati sempre più progressivamente scomparendo. Con l’abbandono delle attività da parte degli anziani e dei vecchi, queste sono state prese in mano dai giovani che le hanno trasformate “alla moderna”. Mi spiego meglio: “Se ti bendano e ti portano all’interno di uno di questi locali ristrutturati potresti dire di essere a Milano, a Dublino o a Madrid”. Hanno perso infatti la loro tipicità
rivestendosi di conformismo europeizzante. A peggiorare la situazione la nuova giunta, che si è insediata di recente, si è comportata in modo da incentivare il turismo turco. Un turismo che ha fatto sì che molte navi da crociera sbarchino alla sera torme di turisti nella
amena località di Agia Marina come fossero un brulicante formicaio. In primis, per dare una visione “pulita” in queste occasioni, si impedisce il parcheggio delle auto nel piazzale del porto transennandolo.
Questo produce ovviamente un intasamento del traffico di auto che girano alla ricerca di un parcheggio semiparalizzando le strettissime stradine della località.
Inoltre questo “sbarco” di turisti quando arriva a terra non fa altro che mostrare persone che scattano fotografie a centinaia, come in modo stereotipato fanno (o facevano) i giapponesi arrivati in una qualunque località. Non consumano nulla nei bar locali perché, provenendo dalla nave, non ne sentono il bisogno, avendo a bordo della medesima a disposizione tutto ciò di cui necessitano. Semmai acquistano qualche capo di abbigliamento con la conseguenza che uno straccetto del valore di pochi Euro ora viene “appioppato”
anche a qualche centinaia di Euro. Bel risultato!
Foto di Giorgio Zennaro
In questo modo tutto è lievitato a dismisura con un aumento medio del 40-50% (se non del 80/90%) di tutti i prezzi. Per dare un riferimento di questa improvvisa crescita dei prezzi basti pensare che il medesimo appartamento in affitto al prezzo di 70 Euro al giorno è
passato di colpo a 130. Il costo di un’auto a noleggio, che prima si aggirava in piena stagione a 35 Euro al giorno oggi è salita a 60. Ovviamente questo è accaduto
anche per i ristoranti, per i negozi e per i supermercati.
Tornando all’invasione con il conseguente disagio di Agia Marina, c’è da considerare che coloro che di solito la frequentano, soprattutto alla sera, non ci vanno più per non trovarsi in un luogo così affollato, cosa che prima non era mai accaduta e ciò va a discapito delle consumazioni nei bar. A peggiorare la situazione sono stati incentivati gli arrivi quotidiani, qualche volta anche due volte al giorno, di battelli che giungono dalla Turchia trasportando numerosi turisti del “mordi e fuggi” e nessuno si pone il problema di gestire l’insensato fenomeno.
Tutto questo non produce nessun beneficio economico, ma crea un problema di difficile soluzione.
Parallelamente, dato che i turchi trovano Leros meravigliosa, sia paesaggisticamente che economicamente ed anche per altri aspetti (un po’ come erano attratti, un tempo, i milanesi dalla Svizzera) disponendo di buone se non congrue risorse economiche, vengono ammaliati dall’investire sull’isola. Considerando che per disposizioni legislative i turchi da sempre non possono acquistare terreni ed immobili su queste isole, essi hanno trovato
l’escamotage di fornirsi di passaporti di altri paesi (cosa per loro di semplice realizzazione: “Basta pagare”) e così riescono ad acquistare come se fossero tedeschi, canadesi o di altro paese ed ottenere conseguentemente delle licenze edilizie. Tutto ciò ha prodotto l’intensificarsi a dismisura della lottizzazione di terreni in molte località dove prima non si poteva erigere neppure un mattone. Questo soprattutto per decisone della nuova
amministrazione comunale, insediata da poco, che sta producendo un deturpamento del territorio soprattutto in zone che fino ad ora erano rimaste vergini come ad esempio a Blefuti, dove addirittura si è creata una spianata con la presumibile intenzione di realizzare un villaggio turistico, oltre ad aver già ultimato delle costruzioni di ragguardevoli volumetrie.
L’intenzione è chiara. Si tratta di speculazione edilizia e nessuno si preoccupa di gestire il
fenomeno. È come un bel giardino: crescono i fiori, ma se nessuno lo cura, presto le erbacce diventano predominanti e anche le rose più belle o i fiori più colorati spariscono. È ciò che rischia di accadere o sta già succedendo su questa incantevole ed amena
isola di Leros. Questa “invasione” improvvisa ed incentivata, a parer mio, non fa vedere all’orizzonte nulla di buono. Non voglio fare il pessimista, ma bisognerebbe che questo processo si fermasse. La vera questione è lo spazio che alla fine non basterà per tutti. Bisognerebbe farsene una ragione, darsi una mossa e contrastare il fenomeno con provvedimenti mirati e un’azione corale che però ritengo trovano sorde le attuali
istituzioni. Perché il troppo e in fretta, prima o poi, stroppia. Ed allora, come in un giardino trascurato, restano solo le erbacce di un turismo massificato che lascia ben poco e danneggia il territorio. Francamente, di tela da tessere, in termini di paesaggi e terreni ce n’è parecchia e non è difficile attirare qui masse da ogni dove. Dove si vuole andare? Si tende a trasformare l’attuale tessuto urbano convertendo tutto in ville prestigiose, in case
vacanza e in B&B, incrementando così l’aumento dei prezzi degli immobili e del costo della vita quotidiana. Tutto chiaro, tutto noto. Peccato che nessuno alzi un dito per avvertire che la diga, a furia di riempirla, finisca per tracimare. E così si rischia di disegnare un solo modello possibile per questo territorio: quello del turismo d’élite, per pochi ricchi, fatto ad immagine degli alberghi a cinque stelle. Del resto, la lezione, come spesso accade, arriva
dal passato, ma sembra che nessuno se ne curi o se ne preoccupi. Leros rischia di entrare nelle mete dei Grand Tour, che fino alla fine degli anni Novanta del secolo scorso rappresentavano l’unica forma di vacanza immaginabile: un privilegio riservato a ricchi ed artisti, spesso sostenuti dal mecenatismo di nobili e signori, capaci di offrire soggiorni confortevoli poi raccontati nelle loro opere. Stendhal, ad esempio, amò molto il lago
di Como, che descrisse come un luogo “sublime” ed “incantevole”, ma lui era uno scrittore con possibilità divulgative ben più modeste rispetto a quelle di una star come lo è stato George Clooney. All’epoca erano pochi a conoscere quei luoghi meravigliosi e ancora meno quelli che potevano permettersi di visitarli. Eppure quello era, aggiornato alla nostra epoca, il modello più adatto. Ora anche Leros rischia di aver imboccato questa strada
che certamente non porterà nulla di buono e le farà perdere tutte quelle qualità che, fino ad oggi, sono state, in assoluto, la sua prerogativa migliore.
PODCAST correlato “Leros on Fire 1943”
Il periodo italiano di Lero va dal 1912 al 1943, quando l’isola faceva parte del Dodecaneso occupato e poi annesso de facto dal Regno d’Italia.
Fu un periodo di forte trasformazione urbanistica, militare e amministrativa, soprattutto per la creazione della base navale di Portolago (oggi Lakki), uno dei più importanti esempi di architettura razionalista fuori dall’Italia.
Ecco una bibliografia mirata a quel periodo:
Bibliografia sul periodo italiano di Lero (1912-1943)
1. Fonti storiche e ufficiali
- Ministero delle Colonie, Relazione sul Dodecaneso (anni vari, 1920-1930) – documenti ufficiali sull’amministrazione italiana.
- Ufficio Storico della Marina Militare, Avvenimenti in Egeo dopo l’armistizio (Roma, 1972) – contiene retrospettive sulla strategia navale e la costruzione delle infrastrutture.
- Ruggero Fanizza, De Vecchi, Bastico, Campioni – Ultimi Governatori dell’Egeo (Forlì, 1947) – biografie e resoconti sui governatori italiani del Dodecaneso.
2. Opere e reportage dell’epoca
- Ardito Desio, Lero, la perla del Dodecaneso, TCI (1926) – resoconto turistico-propagandistico, con descrizioni dell’urbanistica e delle opere pubbliche.
- Giulio De Frenzi, L’Italia nell’Egeo (1913) – capitoli introduttivi sull’occupazione italiana.
- Touring Club Italiano, guide degli anni ’30 su “Possedimenti italiani nell’Egeo” – ricche di foto e mappe di Portolago.
3. Architettura e urbanistica razionalista
- Emanuele Kanceff, Architettura italiana nelle isole dell’Egeo (1912-1943), Edizioni Dedalo, Bari (1997) – analisi approfondita del linguaggio razionalista applicato a Portolago.
- Alberto Bologna, Leros – Portolago: città nuova italiana nel Dodecaneso, Alinea Editrice (2006) – monografia interamente dedicata alla città nuova.
- G. Trentin, Architetture italiane nel Dodecaneso 1912-1943 (Edilstampa, 2010) – contesto generale e schede dettagliate degli edifici.
- Articoli su Portolago in riviste come Casabella e Architettura negli anni ’30 (archivi storici).
4. Aspetti militari e strategici
- Virgilio Spigai, Lero (Livorno, 1949) – resoconto di un ufficiale della Marina sulle opere militari e le battaglie del 1943.
- P. Schenk, Kampf um die Ägäis. Die Kriegsmarine in den griechischen Gewässern 1941-1945 – capitoli su Lero come base strategica italiana e poi tedesca.
- Aldo Levi, Avvenimenti in Egeo dopo l’armistizio. Rodi, Lero e isole minori – descrizione dell’ultima fase italiana e della Battaglia di Lero.
5. Studi recenti e analisi storiche
- Marco Caffarelli, L’architettura coloniale italiana nel Dodecaneso (Università La Sapienza, tesi e pubblicazioni, 2000-2010) – studi accademici.
- Reportage contemporanei:
- “Leros, l’isola italiana. Viaggio nell’architettura dimenticata” (Nautica Report, 2021).
- Servizi fotografici e ricostruzioni urbanistiche in Domus e Architettura Razionalista.
GIANO Public History APS è afferente al CISPH. Centro Interuniversitario per la Ricerca e lo Sviluppo sulla Public History, all’Albo della Cittadinanza Attiva e delle Reti Civiche del Comune di Roma e all’Albo delle Associazioni Culturali del Municipio Roma V.
Sostienici con il 5×1000 : 97901110581







