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Il Gruppo di Combattimento “Friuli”: dalla fondazione alla smobilitazione (1944–1945)

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La lapide che ricorda l'attacco a Quota 92 presso Riolo Terme. Foto GIANOPHAPS
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a cura redazione BLOG Giano PH

Introduzione

Il Gruppo di Combattimento “Friuli” fu una delle principali grandi unità regolari dell’Esercito Italiano che, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, combatterono al fianco degli Alleati contro i tedeschi e le forze della Repubblica Sociale Italiana.

Costituito nell’estate del 1944, il “Friuli” rappresentò la continuità e la rinascita dell’Esercito Regio sotto la bandiera della cobelligeranza: un esercito che, pur reduce dalla sconfitta e dallo sbandamento, volle riscattare l’onore nazionale e partecipare alla liberazione della penisola.

Nel corso della sua breve ma intensa vita operativa, il Gruppo partecipò alle operazioni sul fronte adriatico e all’avanzata finale verso Bologna. Al termine della guerra, divenne una delle unità di riferimento per la ricostruzione dell’Esercito Italiano, prima di essere sciolto nel 1945.

Origini e contesto storico

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e la fuga del governo Badoglio a Brindisi, l’Esercito Italiano si trovò in gran parte disgregato. Una parte delle forze venne catturata dai tedeschi o aderì alla RSI, mentre il Regno del Sud, sotto la protezione alleata, cercava di ricostituire proprie unità militari.

Tra settembre 1943 e l’estate 1944, le truppe italiane riorganizzate vennero impiegate principalmente in compiti di supporto e retrovia (Divisioni Legnano e Cremona), ma con il procedere della guerra emerse la necessità di costituire unità di prima linea integrate nello schieramento alleato.

Nell’estate 1944, su impulso del Comando Alleato e del governo Bonomi, nacquero sei grandi unità denominate Gruppi di Combattimento:

  • “Cremona”
  • “Friuli”
  • “Legnano”
  • “Folgore”
  • “Mantova”
  • “Piceno”

Il Gruppo di Combattimento “Friuli” derivava dal prestigioso nome della Divisione di Fanteria “Friuli”, che aveva combattuto sul fronte francese nel 1940 e partecipato alle operazioni in Corsica nel 1943 contro i tedeschi.

La costituzione del Gruppo

Il Gruppo di Combattimento “Friuli” venne ufficialmente costituito il 20 settembre 1944.
La ricostruzione avvenne a partire dai reparti della vecchia Divisione “Friuli”, evacuati dalla Corsica nel 1944, e da altre unità raccolte in Sardegna e nel Sud Italia.

L’organico prevedeva:

  • due reggimenti di fanteria ricostituiti (il 87° e l’88° Reggimento Fanteria “Friuli”)
  • il 35° Reggimento Artiglieria da Campagna
  • reparti del Genio, Trasmissioni e Servizi
  • un Battaglione Esplorante Corazzato (dotato di autoblindo e carri leggeri)

Il personale contava circa 9.000 uomini, molti dei quali veterani, integrati da giovani reclute. L’armamento e l’equipaggiamento furono forniti in gran parte dagli Alleati (in particolare materiale britannico).

 

 

 

Addestramento e inquadramento

Il Gruppo fu inquadrato nell’VIII Armata Britannica.
L’addestramento si svolse prevalentemente nella zona di Taranto e poi nell’area di Ortona, lungo l’Adriatico, tra ottobre e novembre 1944.

La dottrina d’impiego era improntata agli standard britannici. Venne dato grande rilievo alla cooperazione con carri armati e artiglieria pesante. Gli Alleati, pur diffidando inizialmente dell’efficienza delle truppe italiane, si convinsero progressivamente della loro affidabilità.

Operazioni sul fronte Adriatico

Il battesimo del fuoco avvenne nell’inverno del 1944–45 sul fronte adriatico:

  • Il Gruppo di Combattimento “Friuli” prese posizione nel settore di Brisighella, tra il fiume Senio e il fiume Santerno.
  • Durante l’inverno condusse azioni difensive e attività di pattugliamento contro le posizioni tedesche della Linea Gotica.
  • Subì difficili condizioni climatiche e l’usura di una guerra di posizione.

Nella primavera del 1945, il “Friuli” partecipò all’offensiva finale che portò alla liberazione dell’Emilia-Romagna:

  • Nel aprile 1945 il Gruppo avanzò verso Imola e Castel Bolognese, liberando il territorio in collaborazione con le divisioni inglesi e con i partigiani.
  • Il 21 aprile 1945 le avanguardie entrarono in Bologna, contribuendo alla liberazione della città.

L’avanzata finale e il termine delle operazioni

Dopo la presa di Bologna, il Gruppo “Friuli” proseguì verso il Po, inseguendo le colonne tedesche in ritirata.

La guerra si concluse formalmente il 2 maggio 1945 con la resa delle forze tedesche in Italia. Il “Friuli”, insieme agli altri Gruppi di Combattimento, ricevette il plauso del Comando Alleato per l’impegno dimostrato.

Il dopoguerra e lo scioglimento

Terminato il conflitto, il Gruppo “Friuli” venne inquadrato tra le unità di presidio e sicurezza.
Nel luglio 1945 venne avviata la riconversione del Gruppo in Divisione di Fanteria “Friuli”, nell’ambito della riorganizzazione dell’Esercito Italiano.

Il 1° ottobre 1945, cessò ufficialmente di esistere come Gruppo di Combattimento, venendo trasformato in grande unità divisionale del nuovo esercito repubblicano. Questo passaggio segnò la fine della sua esperienza come formazione autonoma cobelligerante.

Significato storico

Il Gruppo di Combattimento “Friuli” è ricordato come simbolo:

  • della rinascita dell’Esercito Italiano, che passò dalla disfatta alla riscossa;
  • del contributo delle forze regolari italiane alla liberazione nazionale;
  • della continuità con la tradizione militare pre-fascista.

La sua bandiera di guerra ricevette la Medaglia d’Oro al Valor Militare per il contributo alle operazioni del 1944–45.

Conclusioni

La storia del Gruppo di Combattimento “Friuli” si colloca in un momento cruciale: il passaggio dall’Italia monarchico-fascista a quella democratica e repubblicana.
Pur in un contesto di difficoltà materiali e politiche, i suoi uomini seppero riscattare l’onore dell’Esercito Italiano e partecipare, al fianco degli Alleati, alla sconfitta del nazifascismo.


Bibliografia essenziale

Ecco una bibliografia selezionata per approfondire:

Opere generali sulla cobelligeranza e i Gruppi di Combattimento

  • Mario Montanari, L’Esercito italiano nella guerra di liberazione 1943–1945, Roma, Stato Maggiore dell’Esercito – Ufficio Storico, 1992.
  • Lucio Ceva, La resistenza armata 1943–1945, Milano, Mursia, 1984.
  • Andrea Barbieri – Paolo Caccia Dominioni, I Gruppi di Combattimento dell’Esercito Italiano, Roma, Ufficio Storico SME, 1978.
  • Silvio Bertoldi, Salò. Vita e morte della Repubblica Sociale Italiana, Milano, Rizzoli, 1964 (per il contesto della guerra civile).
  • Rodolfo Gentile, La Resistenza del Regio Esercito, Milano, Mursia, 1965.

Monografie e studi specifici

  • Mario Montanari, La guerra di liberazione. Vol. VI: Il contributo italiano, Roma, Stato Maggiore Esercito – Ufficio Storico, 1997.
  • Paolo Caccia Dominioni, I Gruppi di Combattimento e la riscossa dell’Esercito Italiano, Roma, Stato Maggiore Esercito, 1965.
  • Franco Bandini, Gli italiani in guerra, Milano, Mondadori, 1989.

Documenti e fonti ufficiali

  • Stato Maggiore dell’Esercito – Ufficio Storico, Giornali storici dei reparti del Gruppo di Combattimento Friuli, Roma (consultabili presso gli archivi dell’Esercito).
  • Archivio Centrale dello Stato: Fondo Ministero della Guerra, carte relative alla costituzione dei Gruppi di Combattimento.

Risorse online


Testimonianze e diari del Gruppo di Combattimento “Friuli”


Il diario del maggiore Luigi B.

Contesto: Maggiore del 87° Reggimento Fanteria, inviato in prima linea sul Senio nell’inverno 1944-45. “Faceva un freddo cane. Il fango saliva alle ginocchia. La notte era punteggiata dai traccianti tedeschi e dai razzi di segnalazione. I nostri uomini dormivano dentro buche scavate con le mani, eppure nessuno pensava di tirarsi indietro. Ci sentivamo come in sospeso tra la disfatta dell’anno prima e la speranza di poterci riscattare. Era l’unica ragione che ci teneva in piedi.”

Lettera del caporale Attilio M., gennaio 1945

Contesto: Da un carteggio privato conservato all’Archivio di Stato di Firenze. “Cara mamma, siamo arrivati in un paese vicino al Senio. Qui non si fa altro che scavare e sistemare le trincee. Di notte si sente il cannone che non smette mai. I comandanti ci dicono che presto passeremo all’attacco. Ti penso sempre e spero che tutto questo serva a qualcosa.”

Appunti del tenente Arturo P., aprile 1945

Contesto: Annotazioni durante l’avanzata finale verso Bologna. “Oggi 21 aprile. È successo quello che aspettavamo da mesi: la città di Bologna è nostra. Siamo entrati dietro i carri inglesi. La gente è scesa per strada a piangere e a gridare viva l’Italia. Vedere la bandiera tricolore tornare sui municipi è stata un’emozione più grande di ogni altra.”

Memorie del sergente Antonio S.

Contesto: Ricordi raccolti nel dopoguerra in un’intervista per l’Ufficio Storico. “Quando ci hanno detto che eravamo Gruppo di Combattimento e non più Divisione, molti non capivano. Ma bastò la prima pattuglia notturna per capire che eravamo di nuovo soldati veri. Non carne da macello come prima, ma uomini che volevano riprendersi l’onore.”

Testimonianza dell’artigliere Giovanni C.

Contesto: Artigliere del 35° Reggimento, primavera 1945.“Sparavamo con i cannoni inglesi da 25 libbre. Non ci sembravano nostri, eppure erano il nostro unico modo di farci rispettare. Dopo ogni colpo sentivamo un brontolio nel petto, come se anche noi finalmente potessimo dire: ci siamo.”

Diario del tenente medico Bruno L.

Contesto: Ufficiale sanitario del 88° Fanteria. “I feriti arrivavano di continuo, spesso con le mani gelate, i piedi distrutti dal freddo e dalla marcia. Curarli significava soprattutto ascoltarli: molti si sentivano dei reietti, reduci di un esercito sconfitto. Ma bastava una parola di conforto perché si rialzassero con un po’ di dignità.”

Lettera del soldato semplice Carlo G.

Contesto: Scritta ai genitori pochi giorni dopo la fine della guerra. “Finalmente è finita. Non so se torneremo a casa presto, ma almeno non dobbiamo più temere le mine e i cecchini. Ho visto i nostri ufficiali piangere, non mi era mai successo. Spero che l’Italia sappia ricordarsi di noi.”


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